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A chi hai detto “Ciao bella”?

Facciamo una passeggiata per le strade di New York insieme a Shoshana; se siete donne, è probabile che la situazione vi sia familiare, se d'altro canto siete uomini spero vivamente che non lo sia. Come

Facciamo una passeggiata per le strade di New York insieme a Shoshana; se siete donne, è probabile che la situazione vi sia familiare, se d’altro canto siete uomini spero vivamente che non lo sia. Come qui dimostrato, basta uscire di casa da sola per avere alte probabilità di essere importunata da sconosciuti. In inglese c’è addirittura una parola specifica per descrivere questo comportamento: wolf whistle, ossia il fischio fatto da un uomo quando vede una donna che trova sessualmente attraente. Come donna, la trovo una pratica rivoltante. Nel video, che diventò virale nel 2014, si vede una ragazza camminare in jeans e maglietta – niente di provocante, e tal proposito, anche se lo fosse, NO, tale comportamento non è giustificato, come non mi aspetto del resto attenzioni indesiderate quando sono in costume da bagno nella mia piscina comunale – in silenzio, a passo veloce, per le strade di Manhattan. In dieci ore di camminata Shoshana subì più di 108 atti molesti tra frasi indesiderate, urla e pedinamenti, senza contare i fischi e le strizzate d’occhio. Il video fu un esperimento dell’organizzazione no profit Hollaback! (da holla, tipico richiamo maschile negli Stati Uniti e back, rispondi), che è presente in diversi paesi e fortunatamente, anche in Italia. L’organizzazione combatte contro i commenti sessisti che gli uomini fanno alle donne per la strada, dal “ciao bella” in su. Pensate che sia esagerato o che qualcuno che vi augura una buona giornata è addirittura piacevole? Lasciatemi dire, no, non lo è affatto. Se sono attraente, non mi interessa che uno sconosciuto si appropri indesideratamente della mia bellezza. 

 

 

Navigando in internet ce ne sono molteplici di questi video, come in questo, dove si vede un’altra ragazza rispondere creativamente. Invito le donne a darci un’occhiata, e a prendere nota. Perfino un fischio è fastidioso, inoltre è facile che qualcosa ritenuto una piccolezza si ingrandisca, altrimenti non mi spiegherei tanti accadimenti che succedono a una donna che cammina per strada. Per esempio, com’è possibile che una mia amica sia stata fermata da uomo che chiedeva indicazioni stradali, o meglio che faceva finta, dato che l’aveva fermata con quella scusa e mentre lei parlava ha iniziato a masturbarsi in macchina di fronte a lei. Lei è scappata via impaurita e il pervertito se ne è andato senza conseguenze. La mia amica aveva sedici anni quando è successo. Per non dire che anche da un fischio a una palpata il passo è davvero breve. Da sempre gli uomini si comportano come se i nostri corpi appartenessero a loro, ma no, non è così, e la prima cosa da fare è denunciare l’accaduto. Peccato che tante volte si denuncia, e non succede niente. Lasciatemi raccontare questa storia. Una sera del 2016 ero in macchina che mi dirigevo verso Treviso, quando improvvisamente ho assistito a una scena violenta contro una donna: un uomo stava brutalmente picchiando una prostituta ai margini della strada. Ho immediatamente chiamato i carabinieri, solo per sentirmi rispondere “Scusi, ma non può fare qualcosa lei dato che è già là?”. Dire che ero sbalordita sarebbe un eufemismo. Ho richiamato, forse avevo capito male e comunque l’uomo continuava a darci dentro con le botte. Di nuovo ho chiamato i carabinieri, e di nuovo mi sono sentita chiedere se non erano in grado di fare qualcosa e da brava cittadina non avrei potuto intervenire. Io, secondo gli uomini armati pagati dai contribuenti per difendere i cittadini e la legge, sarei dovuta scendere dalla macchina e probabilmente farmi picchiare a mia volta. I carabinieri non sono mai arrivati. Ogni tanto mi chiedo se quella donna sia ancora viva, e che come possa il mondo essere tanto brutto se ci nasci donna.

 

 

Il che ci porta ad un’altra questione: bisognerebbe rendere la prostituzione legale. Siamo onesti, sarebbe un mondo migliore se non esistesse la prostituzione, ma esiste e deduco che esisterà per molti anni a venire, quindi mettere la testa sotto la sabbia e sperare che scompaia è ridicolo. Non fate i bigotti, sono sicura che capite che renderla trasparente renderebbe la situazione delle lavoratrici migliori e soprattutto, più sicure. In aereo ho chiacchierato con una ragazza cilena che aveva partecipato ad un free walking tour dedicato al quartiere a luci rosse di Amsterdam, al quale mi sarebbe molto piaciuto partecipare. Provenendo da una realtà molto maschilista come quella sudamericana, la donna me ne parlava con entusiasmo, e negli occhi ancora le si leggeva la sorpresa per come aveva imparato dal tour che le donne che si prostituiscono in Olanda sono totalmente indipendenti e se lo fanno, è perché hanno personalmente abbracciato questa decisione. Se qualcuno cerca di picchiarle, hanno un pulsante che chiama la polizia o si possono rivolgere alle altre ragazze, per non parlare delle centinaia di passanti che assisterebbero alla scena. La prostituta che ho visto io, invece, non era nemmeno degna di essere salvata secondo le forze dell’odine che avrebbero dovuto proteggerla. Viviamo in una società diffidente verso il desiderio e disgustata dal corpo umano, e che punta a esercitare il controllo su entrambi, ma è ora di dire basta.

 

 

Sono anni che pondero su questo problema e su come parlarne; e probabilmente non sarebbe così se non avessi vissuto in altre realtà che mi hanno aperto gli occhi su come questa tendenza di fischiare per strada alle donne sia un riflesso simmetrico del livello della misoginia di un paese. Inizialmente, nei miei mesi berlinesi, pensavo che la gente fosse fredda e noiosa, che le donne fossero strane perché quasi sempre pagavano il conto e che non si curassero abbastanza e che in generale le persone non avessero  nessuna idea di come flirtare e come comportarsi con le persone dell’altro sesso; e poi, mi sono trasferita a Buenos Aires. E nell’università della capitale argentina dove studiavo lo scenario era agli antipodi: ragazze con il rossetto rosso e tanto altro trucco che sculettavano in minigonna e camminavano per i corridoi con certi tacchi alti che ora non metterei nemmeno per andare a ballare. E notate bene, erano conciate così per stare in un luogo dedicato allo studio. Per le strade, invece, ciò che saltava agli occhi era il comportamento degli uomini. Ogni metro, qualcuno mi faceva un fischio. Ogni metro, rispondevo con il più volgare gergo spagnolo che conoscevo. Tornata in Germania, la mia incomprensione verso le donne tedesche si era trasformata in ammirazione. Non le consideravo più trasandate o incapaci, le vedevo per quello che sono: pari e libere. Libere dalla sensazione di dover essere costantemente attraenti come le argentine agli occhi del popolazione maschile, che fossero in una discoteca o in una scuola. 

 

 

Ogni giorno ascolto storie che fanno rabbrividire la mia vena femminista. Per esempio come l’altro giorno, quando un’amica mi ha confidato che dopo aver raccontato al suo fidanzato a fine serata come era stata molestata da un cretino in discoteca, questo, invece di supportarla e magari confortarla, e non dico difenderla perché sono stanca dell’idea che abbiamo bisogno di un uomo per difenderci – come quando per rifiutare attenzioni si sente il bisogno di dire “Guarda, sono già fidanzata” che suona come “Già appartengo a qualcun altro” quando si potrebbe benissimo dire “Guarda, non mi interessa” -, ma capirla sì. Invece no, lui le ha dato la colpa di quello che è successo e – a scriverlo sento di nuovo montare la rabbia e il senso di frustrazione – si è infuriato con lei perché non sarebbe dovuto accadere. Certo che non sarebbe dovuto accadere, ma la verità è che la mia amica non poteva controllare, come ovviamente qualsiasi persona, quello che un’altra fa o vuole fare. Dato che gli uomini non posso esperire quello che vive una donna ci vuole uno sforzo mentale incredibile per comprendere la mia rabbia, ciononostante, vorrei vedere qualcuno come il fidanzato della mia amica vivere anche solo un giorno nella nostra pelle. Quello che il fidanzato della mia amica, come molti altri uomini, spero, capirebbe, è che non possiamo controllare il mondo esterno. E nemmeno, possiamo controllare gli altri. Però possiamo reagire. Come ha fatto la mia amica quando ha giustamente respinto il cretino che l’aveva molestata. Eventi spiacevoli del genere, come di qualcuno che prova a toccarti o a sedurti in modo viscido e coercitivo capitano continuamente, e molto più spesso di quanto si creda.

 

 

Per fortuna, negli ultimi anni le donne hanno realizzato che parlare pubblicamente di queste storie ha dei risultati positivi. Il corpo è inevitabilmente politico, e quello delle donne ancora di più. Dalla nascita del movimento #MeToo si è parlato molto della violenza sulle donne: dai femminicidi allo stalking, dagli abusi alla pedofilia. Per la prima volta anche donne famose, in tutto il mondo, hanno denunciato pubblicamente; e con la denuncia pubblica e collettiva degli scandali sessuali le donne si sono prese la parola e la libertà di dire l’indicibile. Man mano che nuove storie uscivano allo scoperto in molte e molti si sono chiesti se dopo il caso Weinstiein nulla sarà come prima. Io credo di sì, che qualcosa sia cambiato. Le donne stanno prendendo coraggio e ora è importante cavalcare l’onda. I dati sui femminicidi fanno rabbrividire, dato che a livello europeo lo studio sui casi di omicidio intenzionale mette in luce un andamento difforme per i due generi: mentre le vittime di sesso maschile sono in calo significativo negli ultimi anni, il numero di donne uccise in Europa, non necessariamente per mano del partner e di un membro della famiglia rimane costante, con un lieve incremento dal 2013 al 2015. Ci sono state recentemente molto proteste anche, per esempio negli Stati Uniti e in Francia, per combattere le molestie che le donne subiscono per la strada. Tanto che ora in Francia le molestie per strada (fischi inclusi) sono un reato specifico ed è stata anche approvata una legge che punisce i responsabili con una multa da 90 a 750 euro. Simili misure esistono in Belgio, Portogallo, Finlandia e Nuova Zelanda. E in Italia? Evidentemente noi italiane abbiamo altrettanto bisogno di leggi che ci proteggano. Per ora il generico reato di molestie è punibile con un’ammenda, ma è rarissimo che qui una donna denunci i commenti sessisti e si difenda da essi. Mi rivolgo alle donne italiane quando chiedo: non pensiate che sia ora di protestare?

 

 

Insomma uomini, la prossima volta che fischiate, state attenti, potrei essere io. E potrei rispondervi male. 

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