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90mila bambini esclusi dagli asili nido

I posti disponibili coprono solo ¼ del numero totale di bambini e i Comuni investono sempre meno   In merito alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sull’investimento negli asili nido non possiamo che dirci favorevoli come Fp

I posti disponibili coprono solo ¼ del numero totale di bambini e i Comuni investono sempre meno

 

In merito alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sull’investimento negli asili nido non possiamo che dirci favorevoli come Fp Cgil – dichiara Daniele Giordano Segretario Generale – ma la situazione è fortemente critica ed è necessario un vero intervento immediato. 

 

I dati ISTAT sui servizi socio educativi e sugli asili nido in particolare dimostrano come l’offerta esistente non sia assolutamente in grado di affrontare la domanda richiesta.

 

Nel 2016 sono stati censiti in Veneto 120.947 tra bambini e bambine dai 0 ai 3 anni, così suddivisi:

38.734 (0-1 anno); 40.550 (1-2 anni); 41.663 (2-3 anni).

 

I posti a disposizione negli asili nido della nostra regione, sempre nello stesso anno, risultano 30.008. Questo significa che solo il 25% dei destinatari può usufruire di questo tipo di servizio.

A questi vanno ad aggiungersi 2.516 posti nei servizi integrativi per la prima infanzia (spazio gioco, servizio in contesto domiciliare, centro bambini genitori) che comunque mantengono insufficiente l’offerta complessiva.

 

 

I dati dicono che sono 1.100 gli asili nido in Veneto, 796 privati (72%) e 304 pubblici (38%), con il privato che garantisce 17.623 posti (58%) contro il 12.385 (42%) del pubblico.

 

Pur con un 3% in più rispetto alla media nazionale, il Veneto risulta essere il fanalino di coda del Nord-Est con ben 4 punti percentuali sotto la media.

Il dato suddiviso per provincia è piuttosto omogeneo trovando i suoi estremi nella provincia di Rovigo che si assesta al 30% e Belluno che vede il rapporto più penalizzante posti/bimbi pari al 21%.

 

Il Veneto è la regione con la percentuale di compartecipazione più alta richiesta agli utenti (pari al 28%) +8% sulla media nazionale, mentre la spesa media per utente richiesta alle famiglie è di 2.235 Euro.

 

 

Questo dato, analizzando il quadro provinciale, presenta molte difformità, con province come Venezia e Verona che contribuiscono in maniera fondamentale ad abbassare la percentuale regionale di compartecipazione che negli altri territori è vicina, se non superiore, al 30%, mentre la spesa media è superiore ai 2.000 euro, ad esclusione di Venezia.

 

Esaminando lo storico (periodo 2012-2016) dei dati analizzati emerge come i Comuni spendono sempre meno per i nidi comunali (-20%) mentre aumenta la percentuale di spesa pagata dagli utenti (+4%) a fronte di una diminuzione degli utenti in queste strutture del 13%.

Invece, cresce del 10% circa la spesa dei Comuni verso i nidi privati, sia senza che con riserva di posti rispetto al 2012.

“Questi dati dimostrano come sia necessario un immediato investimento nei servizi educativi, che per farlo serva ripristinare il taglio agli Enti Locali fatto dagli ultimi Governi e trasformare questo servizio in realmente universale e garantito a tutti come avviene per la scuola dell’infanzia. 

 

Insieme all’investimento in strutture serve anche un forte rilancio della formazione del personale che è il cuore pulsante della qualità del nostro sistema educativo. Dobbiamo tornare a mettere al centro le competenze delle educatrici e la loro professionalità.

 

Come Fp Cgil – conclude Giordano – auspichiamo che la Giunta Regionale in occasione del prossimo bilancio preventivo apra una discussione vera per aumentare le risorse da destinare alle strutture e avvi una seria e profonda campagna di monitoraggio per rafforzare la qualità dei nostri servizi”. 

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