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50 Km all’ora e i fratelli on the road

Un Ciao e un Califfone truccati, le ceneri del papà appena scomparso da portare sulla tomba della mamma e due fratelli profondamente diversi. Ma che si uniscono per ridare un senso alla loro famiglia, e ricomporre un puzzle denso di memorabilia.

Questo è il plot di “50 Km all’ora”, l’ultimo film di Fabio De Luigi, con Rocco (lo stesso Fabio De Luigi), il fratello Guido, (Stefano Accorsi) e il padre Corrado (Alessandro Haber).

Un viaggio immersivo destinazione Cervia, a cavallo dei due motorini che diventano più che un mezzo di locomozione un viatico per un viaggio a ritroso dove si scatenano ricordi e malinconie nel segno di un legame sanguigno che appare distante agli albori ma che arriva tappa dopo tappa al traguardo profondamente saldo, unito come non mai.

Gli anni 80 girano a 50 km all’ora tra rancori e hit musicali, anche se è l’itinere che solca la pellicola, con tutto quello che ne consegue, tra sagre paesane, rave party e ristoranti cinesi con pranzi pantagruelici. Nel nome di patti fanciulleschi.

Tutto quello che la famiglia può offrire nel percorso che appare all’inizio di pura transizione, si trasforma in un legame, che si ritrova solido e insolitamente affettivo, vista la storia dei due fratelli, con percorsi diversi a partire dalla giovane età.

Fino alla sigaretta che Guido accende alla Stazione dei treni di Lido di Savio che, diventando forse una scena cult, rimanda alla paternità che lui stesso ha rivelato dapprima a Rocco, suscitando in lui sorprendenti emozioni.

50 km all’ora di Fabio De Luigi, con Fabio De Luigi, Stefano Accorsi, Alessandro Haber

Intravisti per voi di Mauro Lama

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