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50 anni di Anffas Treviso

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Si è celebrato ieri il 50mo anniversario di ANFFAS Treviso, associazione di volontariato impegnata nella tutela delle persone con disabilità intellettive e relazionali, fondata agli inizi anni Settanta per volontà di un gruppo di genitori che hanno sentito forte il bisogno di unirsi per condividere l’esperienza della disabilità e introdurre azioni concrete per dare risposta ai loro figli e quindi per rendere più inclusiva la nostra comunità, stimolando le istituzioni e collaborando per abbattere resistenze culturali e pregiudizi verso la disabilità.

Per festeggiare questo importante traguardo ANFFAS Treviso ha promosso oggi il convegno “Sostegno all’autodeterminazione nel progetto di vita futura delle persone con disabilità” a Palazzo dei Trecento con i referenti di ANFFAS nazionale e regionale, le autorità e chi all’interno di ANFFAS Treviso svolge un ruolo operativo al fianco delle famiglie e dei giovani con disabilità. Nel pomeriggio il concerto al Sant’Artemio con l’Ottetto d’archi trevigiano e la mostra d’arte con la premiazione delle scuole che hanno vinto il concorso “Tutti diversi…tutti uguali”. Iniziative che godono del patrocinio del Comune di Treviso e della Provincia di Treviso, dell’Ulss 2 Marca Trevigiana e dell’Ufficio Scolastico Territoriale, con la partecipazione degli studenti degli Istituti superiori Alberini e Besta.

Negli anni l’associazione è cresciuta e si è radicata sul territorio: oggi ANFFAS conta un centinaio di soci, ha sede in via Bressa n. 8 a Treviso e continua a portare avanti il suo impegno nella tutela delle persone disabili intellettive e relazionali di tutte le età, sostenendo le lore famiglie, stimolando le istituzioni all’attenzione e alla promozione dell’inclusione sociale, favorendo occasioni di socialità e laboratori partecipativi. Non da ultimo una particolare attenzione al “dopo di noi” e allo sviluppo di competenze e contesti che favoriscano l’autonomia della persona con disabilità affermandone il “diritto alla normalità” che passa prima di tutto attraverso l’istruzione e quindi il riconoscimento all’ingresso nel mondo del lavoro quale porta di accesso all’età adulta e viatico di una possibile autonomia.

La presidente di ANFFAS Treviso, Maria Cristina Gaion, commenta: «I primi cinquant’anni della nostra associazione rappresentano un traguardo importante, di crescita e maturazione, che abbiamo voluto festeggiare con gioia insieme alla Città di Treviso, ma non sono certo il punto di arrivo. Molto resta ancora da fare per rendere sempre più attenta, sensibile, solidale e inclusiva la nostra comunità. Pertanto, il nostro lavoro continuerà stimolando azioni di solidarietà e di promozione sociale in campo socioassistenziale, socio-educativo e sportivo, sensibilizzando le famiglie con ogni utile informazione di carattere normativo al fine di rimuovere le potenziali cause di discriminazione. Al contempo, la nostra attività sarà sempre condivisa con gli organi governativi e legislativi internazionali, europei, nazionali e regionali, con gli enti locali e con i centri pubblici e privati che operano nel settore della disabilità, per promuovere, in tutte le sedi, il principio dell’inclusione sociale, in particolare scolastica, di qualificazione professionale e di inserimento nel proprio contesto sociale e nel mondo del lavoro attraverso il percorso di “presa in carico”. Da questi principi deriva la spinta per un futuro costruttivo».

«Accogliamo con stima l’iniziativa per i 50 anni di ANFFAS, associazione che lavora per una Treviso più accogliente, inclusiva», le parole del sindaco Mario Conte. «È fondamentale che l’attività di queste realtà, che lavorano quotidianamente gettando il cuore oltre l’ostacolo, vengano conosciute e promosse anche attraverso incontri pubblici e di confronto. Ben vengano, dunque, iniziative come quella organizzata a Palazzo dei Trecento, in grado di mettere in contatto ANFFAS, autorità sanitarie, istituzioni e cittadini per generare una sinergia fatta di consapevolezza, conoscenza e solidarietà».

ANFFAS Treviso, un po’ di storia dell’associazione, le tappe salienti:

L’associazione muove i primi passi nel 1969 grazie all’opera di Olga Romeri Patrese, figura di spicco del volontariato trevigiano, fortemente impegnata nel sociale, dalla Lilt alla pediatria del Ca’ Foncello, che all’inizio anni Settanta diventerà presidente di ANFFAS Treviso, al suo fianco il vicepresidente Gianni Pavanello. Una delle prime battaglie portate avanti quella sull’inserimento degli allievi con disabilità lieve nelle classi comuni della scuola dell’obbligo, facendo decadere il concetto di “didattica speciale”.

Nel 1977 l’ANFFAS Treviso propone il primo progetto di ambiente lavorativo per le persone con disabilità: è così che grazie all’Ails (Associazione inserimento lavorativo sociale) nasce a Treviso il primo Ceod-Centro educativo occupazionale diurno.

Tra gli anni Ottanta e Duemila si lavora con la Regione Veneto per la formazione professionale delle persone con disabilità, si avviano i progetti associativi del “tempo libero”, dello sport inclusivo con i “Baskettosi”, l’iniziativa “Grande anch’io” per creare percorsi di autonomia per gruppi integrati.

Nel 2017 il progetto pilota di residenzialità, nel 2018 viene costituita la “Rete interagendo” per attuare un laboratorio di prerequisiti lavorativi in grado di garantire continuità al percorso di crescita della persona con disabilità che, terminata la scuola, intende accedere a un impiego. Enorme anche il lavoro svolto nei due anni della pandemia da Covid-19 che ha visto l’associazione supportare le famiglie nei duri momenti del lockdown e della didattica a distanza. Tra le attività oggi proposte da ANFFAS Treviso: psicomotricità, danzaterapia, teatro e canto, mentre continua il progetto di vita dell’età adulta per migliorare le autonomie individuali così come l’autonomia nei gruppi in appartamento.

Il simbolo di ANFFAS è una rosa blu con il capo reclinato a rappresentare il peso di dover sostenere per tutta la vita la disabilità, ma il fiore è supportato da un tutore che rappresenta la forza delle famiglie che si sostengono reciprocamente, invocando l’appoggio delle istituzioni e di tutta comunità nel creare un terreno fertile per l’inclusione sociale.

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