Site icon Il Nuovo Terraglio

3,5 milioni di lavoratori sotto la soglia dei nove euro l’ora

Tre milioni e mezzo di lavoratori resteranno sotto la soglia dei nove euro all’ora. Lo ha stabilito il governo guidato da Giorgia Meloni. Quindi, pur esercitando una delega, non ci sarà il limite di una retribuzione minima. A quanto sembra, la povertà non è una priorità, nonostante i numeri in percentuale parlino chiaro. Secondo l’Istat «Il 4,5% della popolazione (circa 2 milioni e 613mila individui) si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, ossia presenta almeno sette segnali di deprivazione dei tredici individuati dal nuovo indicatore (Europa 2030).

Rispetto al 2021 (la quota era del 5,9%) vi è una decisa riduzione delle condizioni di grave disagio, grazie alla ripresa dell’economia dopo la crisi pandemica e l’incremento dell’occupazione e dei redditi familiari. La riduzione della percentuale di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale è marcata al Nord-ovest e al Centro. Inoltre, il 9,8% degli individui vive in famiglie a bassa intensità di lavoro (indicatore Europa 2030), ossia con componenti tra i 18 e i 64 anni che nel 2021 hanno lavorato meno di un quinto del tempo, percentuale in riduzione rispetto al 10,8% del 2021, come conseguenza delle migliori condizioni del mercato del lavoro.»

Nel 2022, il 20,1% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà (circa 11 milioni e 800mila individui) avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore al 60% di quello mediano (ossia 11.155 euro). A livello nazionale la quota di popolazione a rischio di povertà rimane uguale all’anno precedente (20,1%).

In buona sostanza, nel 2023, la popolazione a rischio di povertà o, addirittura, di esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030 è pari al 24,4% (circa 14milioni 304mila persone), pressoché stabile rispetto al 2021 (25,2%). Questo andamento sintetizza la sensibile riduzione della popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, grazie alla ripresa economica, con una quota di popolazione a rischio di povertà uguale all’anno precedente.

La situazione, pur essendo apparentemente stabile negli ultimi anni, restituisce un quadro generale molto preoccupante, perché basterebbe solo un leggero incremento di pochi punti percentuale per ritrovarsi con un quarto di popolazione che non arriva a un reddito annuo procapite di 10mila euro netti. Ma nelle stanze di governo non sembra che questi dati siano considerati un problema, pur sapendo che il costo della vita nella variazione biennale da Ottobre 2021 a Ottobre 2023, è del 13,4%.

Intanto, anche tra le opposizioni non sembrerebbe esserci una intesa per recuperare il concetto di salario minimo, solo attacchi sparpagliati sul piano politico della scelta appena fatta dal governo. Tuttavia, sta di fatto che il governo entro 6 mesi dovrà emanare un decreto per garantire un’equa retribuzione. Un modello già collaudato con il cartello dei prezzi dei carburanti. In altre parole, anche per l’equa retribuzione verrà fissato un minimo, poi saranno i datori di lavoro a concorrere al ribasso.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version