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29 gennaio 1996 ore 21, La Fenice brucia

3 minuti di lettura

Il Teatro La Fenice di Venezia andò completamente a fuoco per mano di due cugini che stavano lavorando alla ristrutturazione e che sapevano di non poter rispettare la data fissata per la consegna. A 30 anni di distanza una mostra di quel tragico evento

Venezia – In occasione del trentesimo anniversario dell’incendio che distrusse la Fenice, la Fondazione Teatro La Fenice aprirà gratuitamente nella giornata di giovedì 29 gennaio 2026, dalle ore 9.30 alle ore 15.00 le porte del Teatro di Campo San Fantin a tutto il pubblico. Sarà un’occasione per appassionati, curiosi e semplici turisti per visitare il Teatro ricostruito.

Il flashover

Quella sera del 29 gennaio del 1996, iI primi focolai furono localizzati alle 21. Nonostante l’arrivo tempestivo dei pompieri, il teatro venti minuti dopo raggiunge il cosiddetto flashover. Nel gergo tecnico dei pompieri anglosassoni, divenuto poi di uso comune in tutto il mondo, il flashover è la terza fase di un incendio dopo ignizione e propagazione. Alla fine c’è il disastro completo.

Non fu la prima volta. Nel 1836 un vastissimo incendio fu causato probabilmente da un malfunzionamento di una stufa. Distrusse parte dell’edificio che fu poi ricostruita. 

Nel 1996 il rogo fu doloso appiccato da due elettricisti, che lo distrusse quasi completamente. Per la sua ricostruzione furono necessari quasi 8 anni.  

La Fenice risorse

La ricostruzione, affidata all’architetto Aldo Rossi ha seguito il principio del “com’era, dov’era”, riaprendo ufficialmente il 14 dicembre 2003 con un concerto diretto dal maestro Riccardo Muti. 

In occasione del trentesimo anniversario dell’incendio che distrusse la Fenice, la Fondazione Teatro La Fenice aprirà gratuitamente nella giornata di giovedì 29 gennaio 2026, dalle ore 9.30 alle ore 15.00 le porte del Teatro di Campo San Fantin a tutto il pubblico. Sarà un’occasione per appassionati, curiosi e semplici turisti per visitare il Teatro ricostruito.

E per chi invece il Teatro ricostruito lo conosce già, ci sarà la possibilità di confrontare l’immagine attuale con il ricordo di quella precedente il rogo, grazie a una mostra allestita per l’occasione con le fotografie raccolte da Daniele Paolin nel 1989 e con altri suggestivi scatti conservati dall’Archivio storico ed eccezionalmente esposti per questa occasione.

Sarà possibile scaricare l’audio-guida della visita a teatro. La mostra resterà visibile al pubblico fino a giovedì 12 febbraio 2026.Le immagini raccolte da Daniele Paolin nascono per insegnare, per spiegare e oggi anche per ricordare. Ricordare com’era il Teatro.

Intorno al 1989, Paolin, docente all’Accademia di Belle Arti, scenografo realizzatore della Fenice e uomo di palcoscenico, fece fotografare gli spazi del ‘vecchio’ Teatro: i palchi color nocciola, le porte in legno di noce, la platea con la moquette rossa, le Apollinee adattate a sala prove, vissute e trasformate dal lavoro quotidiano.

Quelle fotografie servivano agli studenti, quando il Teatro non poteva essere agibile a causa del perdurare delle prove: sono frutto dunque di un progetto educativo, ma sono anche uno sguardo sincero su ciò che il pubblico non vedeva e non vede neanche ora.

Paolin in quelle immagini c’è, in una di esse lo troviamo al lavoro, in piedi, mentre dipinge un fondale nell’atelier di scenografia sopra al palcoscenico: proprio lì dove, pochi anni dopo, sarebbe iniziato l’incendio.

«Oggi queste fotografie riemergono come un omaggio, e tutti noi – il pubblico certo, ma anche i lavoratori della Fondazione Teatro La Fenice – ringraziamo Daniele Paolin per avercene fatto dono consegnandoci la memoria di un Teatro molto simile a quello di oggi, eppure profondamente diverso. Non è un racconto di ricostruzione. È qualcosa di più intimo: una raccolta di immagini inedite, di frammenti custoditi nel tempo. Una sorpresa anche per chi questo Teatro lo vive ogni giorno».

Una sezione della mostra presenterà alcune immagini che ritraggono il ‘cuore nascosto del Teatro’, quella parte che il pubblico in sala non vede e non conosce. È il retro del palcoscenico: lo spazio del lavoro, dell’attesa, della tecnica, del gesto silenzioso che rende possibile la magia.

Le fotografie esposte, datate 1937 e provenienti dall’Archivio storico del Teatro, mostrano il palco in restauro com’era prima dell’incendio: gli arconi a sesto acuto poi demoliti, la scala che portava direttamente ai camerini dei tecnici, la grande finestra termale posta sul retro del palco, ormai chiusa. Qui c’è un grande modello in legno del palcoscenico, realizzato a mano da uno storico capo macchinista del Teatro, Adriano Mezzalira, detto ‘Cartafina’ – e conservato per decenni nei laboratori di scenografia. Un oggetto di lavoro, non di rappresentanza. Un pezzo unico, mai esposto, che restituisce la precisione, l’intelligenza e la cura artigianale di chi il Teatro lo amava e lo faceva funzionare ogni giorno.

«Fotografie e modellino sono gioielli nascosti – sono ancora i lavoratori della Fondazione Teatro La Fenice a parlare –, scrigni aperti eccezionalmente al pubblico in occasione del trentesimo anniversario dell’incendio. Non per celebrare la perdita, ma per condividerne la storia: la memoria del fare, del costruire, del lavorare dietro la scena. Il cuore nascosto del teatro, appunto».

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