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Quanti di noi hanno l’abitudine di fumarsi la sigaretta e poi gettare a terra il mozzicone? Lo spegniamo con il piede e lo lasciamo lì, imbrattando marciapiedi, tombini e spiagge, senza considerare che i mozziconi, insieme alle chewing-gum, sono tra i rifiuti più numerosi e dannosi al mondo. Se le gomme impiegano in media cinque anni per smaltirsi, i mozziconi possono arrivare fino a 12.

 

Ogni giorno sui Social o nelle riviste ci vengono sbattute in faccia immagini terribili di quello che i rifiuti stanno causando al nostro Pianeta, arrivando a raggiungerne anche i luoghi più incontaminati.

 

La situazione sta sfuggendo di mano. Negli stomaci delle balene vengono ritrovate buste di plastica. I volatili si costruiscono il nido con pezzi di plastica e cocci di vetro. Le tartarughe scambiano i rifiuti di plastica per meduse e li inghiottono, andando incontro a morte certa.

 

La verità più allarmante arriva dal WWF, che informa come ogni anno vengano disperse in natura 100 milioni di tonnellate di plastica. Non è da meno Legambiente, che denuncia come mozziconi, chewing-gum, cotton-fioc, cannucce, e tutti gli oggetti monouso in genere stiano soffocando i nostri mari e le nostre spiagge.

 

Pensiamo che un solo mozzicone avvelena 500 litri d’acqua. Sempre più spesso i pesci come tonni e salmoni mangiano pesci più piccoli che hanno ingoiato filtri di sigaretta, e le sostanze chimiche ci ritornano nel piatto.

 

La plastica, così comoda, utile e poco costosa, è il peggior nemico degli animali e della natura!

 

Ecco allora le 5 piccole e semplici abitudini che tutti noi possiamo adottare salvare il Pianeta:

  1. Basta cannucce. Possiamo farne a meno.
  2. Basta acquistare prodotti singoli. Prediligiamo l’acquisto del prodotto sfuso.
  3. Basta sacchetti di plastica. Iniziamo ad adoperare una borsa riutilizzabile
  4. Basta con la plastica monouso. Troviamo gli stessi prodotti usa e getta fatti di carta
  5. Basta comprare alimenti contenuti negli imballaggi solo per comodità.

Il coordinamento nazionale docenti della disciplina diritti umani, in occasione della Giornata Internazionale dedicata a Nelson Mandela che si celebra oggi, 18 luglio – giorno del suo compleanno – intende mettere in risalto la figura di questo straordinario uomo che incarnò i valori più nobili delle Nazioni Unite. 

 

 Il Mandela Day, proclamato nel 2009 dall’Assemblea Generale dell’Onu con l’obiettivo di  onorare la memoria del leader politico sudafricano che voleva “fare del mondo un posto migliore”, è una giornata di festa internazionale per promuovere i Diritti Umani attraverso la figura di Nelson Mandela, icona di pace il cui cuore ha sempre battuto per ideali immortali.

 

Nelson Mandela, guida e anima del movimento anti-Apartheid,  visse, infatti, tutta la sua vita lavorando per la pace e la dignità umana e lottando per la liberazione e l’unità africana. Mandela ebbe un ruolo determinante nella caduta del regime dell’Apartheid, pur passando in carcere 27 anni delle sua vita. Egli, infatti, si schierò apertamente con le vittime della repressione del regime bianco. Per tale ragione, nel 1963 fu condannato all’ergastolo e iniziò il suo lunghissimo e logorante esilio nelle carceri di Robben Island. Fu il detenuto n°46664 che nei tre metri per tre della sua cella continuò ad essere vicino al suo popolo, continuò a sperare di poter togliere quel filo spinato che divideva il cuore degli afrikaneer, i bianchi fautori dell’Apartheid, da quello dei suoi fratelli neri.

 

 Giorno dopo giorno il mondo iniziò ad accorgersi dello strazio che stava vivendo quest’uomo buono, quest’uomo giusto. La sua sofferenza silenziosa contribuì ad aumentare le pressioni sul governo sudafricano e sull’Apartheid facendolo diventare un simbolo internazionale di resistenza, un martire della lotta contro il razzismo. Il mondo, giorno dopo giorno, si accorse dell’integrità morale di Mandela che trovò finalmente la libertà l’11 febbraio del 1990, quando quasi settantaduenne tornò a essere di nuovo un uomo libero. In questa occasione, davanti a un’immensa folla annunciò la fine del regime razzista al fianco di Frederick de Klerk, ultimo presidente segregazionista del Sudafrica. 

 

Nel 1993, tre anni dopo quindi, entrambi ricevettero il Premio Nobel per la Pace. Nessun filo spinato da ora in avanti avrebbe separato il cuore dei bianchi e dei neri nel suo paese, Mandela ora ne era certo. Nel 1994 divenne il primo Capo di Stato sudafricano di colore. Fu il primo presidente ad essere eletto con suffragio universale. Non smise mai di tenere il suo popolo nel cuore. E non smise mai, probabilmente, di guardare le sue mani, “indurite dagli anni di lavoro forzato a spaccare le pietre a Robben Island”, e ricordare gli anni di orrore in carcere, in attesa dell’agognata libertà.

 

Dal 1994 l’eco della voce di Mandela iniziò a raggiungere ogni angolo della terra per  sostenere gli ultimi che, forse, cominciarono a sentirsi meno soli, accarezzati dalla speranza di una giustizia sempre più vicina.  Durante la presidenza Mandela lavorò alla pacificazione e preferì il perdono dei nemici politici. Nel 2004 si ritirò dalla politica, ma continuò ad essere un punto di riferimento universale, la stella polare che guida alla libertà. Ma soprattutto continuò ad essere un uomo semplice e buono, un uomo tra gli uomini che combatté una battaglia reputata ai tempi impossibile. Mandela, infatti, sfidò la visione del mondo tradizionale manifestata dall’opinione pubblica, in nome dell’uguaglianza tra gli uomini e sostenne con tutte le sue forze la necessità di abbattere la politica di segregazione razziale. Il martire della lotta contro il razzismo, alla fine vinse la sua battaglia. Il Sudafrica fu liberato dall’Apartheid dichiarato, oltretutto, crimine internazionale da una Convenzione delle Nazioni Unite entrata in vigore nel 1976.

 

Oggi sembra assurdo che un regime come quello dell’Apartheid sia realmente esistito, che bianchi e neri vivessero segregati. E ci convinciamo, guardando indietro, che le disuguaglianze nel nostro tempo siano ormai al capolinea. In realtà non è così. Le disuguaglianze hanno solo cambiato abito. Oggi esiste un Apartheid moderno basato sulla ricchezza. Quest’ultima è un ostacolo insormontabile per chi non gode di privilegio economico e subisce quella discriminazione cancerosa che paralizza e ostacola il futuro perché impedisce che tutti abbiano le stesse opportunità.

 

Il CNDDU, in occasione di un giorno così importante a livello internazionale, invita i docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado a realizzare attività che valorizzino la figura del nostro Premio Nobel per portare tra gli studenti la straordinaria storia di Nelson Mandela, l’uomo che ha cambiato il suo Paese e anche il Mondo. Perché siamo fermamente convinti che il modo migliore per sostenere i Diritti Umani sia far conoscere alle nuove generazioni la storia dei grandi uomini che, tramite il pensiero e le azioni, sono stati d’ispirazione per tutti coloro che oggi si dedicano alla causa dei diritti universali.

                     

“Si merita sicuramente di essere considerato un vecchio alpino per quanto ha rappresentato per le Penne nere ma io lo sento anche come un vecchio amico. Ho quindi un motivo in più per ringraziare e mandare un sincero saluto a tutti coloro che domani parteciperanno alla tumulazione di Iroso, mulo che rimarrà un simbolo nella storia delle nostre truppe alpine e del Veneto. Al Mulo con la emme maiuscola confermo commosso il mio omaggio e quello di chi crede nei valori della nostra cultura veneta”.

 

Sono le parole del presidente Luca Zaia che accompagneranno le ceneri di Iroso – ultimo rimasto tra i muli immatricolati nell’esercito e salvato dalla macellazione negli anni Novanta – alla sepoltura, domani a Vittorio Veneto. Cerimonia alla quale, con grande dispiacere, il Governatore non potrà essere presente a causa di altri, concomitanti, impegni istituzionali.

 

“Lo avevo soprannominato generale perché Iroso è stato veramente un simbolo del legame secolare tra l’uomo e l’animale, tra l’Alpino e il Mulo – aggiunge Zaia -. I suoi occhi profondi e di un’espressività unica mi erano rimasti impressi fin dalla prima volta che lo vidi ad un’Adunata. Aveva la rugosa serenità di quei nostri vecchi, provati dalla vecchiaia e dal lavoro ma forti nella solidità di una vita vissuta. Nella sua espressione si leggevano la docilità e la forza che da sempre, insieme alla fedeltà, hanno fatto del mulo il fratello dell’alpino nelle fatiche della guerra e del lavoro in tempo di pace”.

 

“Da domani Iroso sarà un simbolo ulteriore – conclude il Presidente – uno dei rari animali che riposano sotto un monumento. Ha avuto in sorte di vivere a lungo, molto per una bestia, grazie ai sentimenti di chi conosceva i muli e non ha accettato che fossero solo mezzo di lavoro prima e carne da macello poi. Ringrazio l’alpino De Luca per quanto ha fatto e la sezione Ana di Vittorio per l’organizzazione della cerimonia. Un momento che conferma come un affetto così grande non si estingue con un tratto”.

Da martedì 23 a venerdì 26 luglio 2019 continuano gli appuntamenti enogastronomici in Piazza Mercato a Marghera con la 5° edizione dell’atteso appuntamento dedicato alla Grecia, I LOVE GRECIA 2019 • Festa della cucina greca. Ben 4 giornate di festa, fra gusto e divertimento, in un’atmosfera unica.

 

Tantissime specialità della cucina greca con pietanze dolci e salate per tutti i gusti, da accompagnare a fresche bevande tipiche dalla Grecia, musiche e danze tradizionali, piccolo mercatino con prodotti tipici, area relax con tavoli, area bimbi con animazione – e molto altro. I servizi bar e ristorazione saranno attivi tutto il giorno, con possibilità di asporto e take away.

 

Il Menù della Taberna Itaca comprenderà diverse specialità della cucina greca come Pita Feta, Pita Hallumi, Suvlaki, grigliata mista, Pita Lukanico, Yogurt greco, Dolmodakia, insalata greca, Pita Gyros, frittura, Baklava, Kataifi, polpettine di ceci, Bastoncini di Feta, Pita Sutsukaki, Salsa Tzatziki – e molto altro.

 

Orari evento

Martedì dalle 18 a mezzanotte; mercoledì, giovedì e venerdì dalle 12.00 a mezzanotte (aperti a pranzo e cena con orario continuato).

 

 

I LOVE GRECIA 2019 • Festa della cucina greca è un evento a ingresso gratuito di International Street Food Italia in collaborazione con Italia on The Road – Cibo Da Strada e Via Audio.

Il ponte della Costituzione, il quarto ponte che attraversa il Canal Grande, a fine anno perderà l’ovovia installata per permettere ai disabili di superare il ponte.
Infatti la Giunta veneziana ha riconosciuto l’inutilità del manufatto, mai realmente entrato in funzione.
La rimozione comporterà un costo di circa 60 mila euro e renderà al ponte il suo aspetto originario, così come lo aveva concepito l’architetto Calatrava.

Passare un giorno intero al pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo è come transitare per uno dei gironi dell’inferno dantesco.

 

I pazienti, si fa per dire, sono costretti a soggiornare su delle sedie scomode mediamente per otto ore prima di essere visti dal medico di turno.

 

C’è di tutto: dall’extra comunitario che, non parlando la nostra lingua, non sa cosa fare e come spiegarsi, all’anziano signore che gira per il locale con tanto di borsa con il catetere in mano.

 

Gente che protesta, gente che si arrabbia e che finisce per assalire i poveri infermieri che colpa di tutto questo non ne hanno certamente.

 

Il tutto poi deve essere gestito da due soli medici. Nella giornata di ieri, per esempio, in servizio ce ne erano solo due, che pur essendo in gamba, non riescono a gestire la fiumana di pazienti che quotidianamente affluisce al pronto soccorso.

 

È una cosa indecorosa, ma la colpa di tutto non è né dei medici né degli infermieri, ma esclusivamente dell’organizzazione che latita e della ormai cronica mancanza di personale.

 

Un ospedale come quello di Mestre non può e non deve essere lasciato in carenza di personale sanitario, è ora quindi che la Regione e la Direzione dell’ospedale intervengano e pongano riparo a questa indecorosa situazione.

Alle 12 circa di ieri i Vigili del fuoco sono intervenuti in via Rizzo a Dolo per un incendio divampato in una casetta adibita a ricovero attrezzi agricoli e poi esteso alla facciata dell’attigua abitazione. Decine le chiamate alla sala operativa del 115 per l’alta colonna di fumo visibile a distanza.
I Vigili del fuoco, arrivati da Mira e da Mestre con 3 automezzi e 9 operatori, sono riusciti  a circoscrivere le fiamme, evitando il coinvolgimento dell’intera abitazione. Le cause del rogo sono al vaglio dei tecnici dei vigili del fuoco. Le operazioni di soccorso sono terminate dopo circa tre ore.

 

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Nei giorni scorsi il Questore di Venezia ha emesso 6 Fogli di Via Obbligatori dal territorio comunale di Jesolo, nei confronti di altrettanti soggetti di età compresa tra i 19 e i 30 anni, tutti pregiudicati.

 

Si tratta di individui particolarmente pericolosi che oltre a compiere reati di vario genere quali furti, rapine e spaccio di sostanze stupefacenti, con la loro condotta rischiavano di compromettere la tranquillità e la sicurezza dei molti turisti che soprattutto in questo periodo dell’anno affollano il rinomato centro balneare veneto.

 

I provvedimenti interdittivi vanno a sommarsi alle denunce già depositate presso la Procura della Repubblica grazie alle scrupolose e puntuali indagini eseguite dalla Polizia di Stato di Jesolo, sempre nei confronti dei soggetti sottoposti a FVO.  

 

Nello specifico ha destato particolare allarme sociale l’azione compiuta da una baby gang composta da minorenni sia italiani che stranieri che aveva aggredito alcuni bagnini colpevoli solamente di voler far rispettare i regolamenti di sicurezza. Analogamente è stata individuata e denunciata una banda composta da cittadini marocchini intenti a commettere reati contro il patrimonio nella zona centrale di Jesolo.

 

Tale attività si inquadra nell’aumentata azione di prevenzione, fortemente voluta  dal Questore di Venezia ed è stata resa possibile grazie anche alla fattiva collaborazione di tutte le Forze di Polizia ed al coinvolgimento attivo dei rappresentanti delle categorie economiche cittadine. 

È un libro-indagine, quello realizzato del giornalista Gianni Favero, che per primo ripercorre i fatti che videro la morte di 49 persone nello schianto di un Antonov in partenza dall’aeroporto di Verona. Tra questi anche 5 trevigiani:

Antonio CAGNETTA, 36 anni, commerciante di Arcade,
Franco CAMMELLI, 42 anni, commerciante di Montebelluna,
Edith DELLA LIBERA, 35 anni, imprenditrice di Vittorio Veneto,
Danilo FURLAN, 49 anni, industriale di Caerano San Marco,
Guido GALEOTTI, 44 anni, commercialista di Treviso.

Era il 13 dicembre 1995. Con la penna del cronista d’agenzia Favero ricostruisce il contesto socio-economico del Nord-Est nella metà degli anni ’90 e fa emergere, intervistando svariati protagonisti direttamente coinvolti nel disastro aereo, le molte facce della vicenda. L’impeccabile ricostruzione del contesto nel quale è maturato uno dei fatti di cronaca più gravi del Nordest, apre poi alla rapida sequenza nella quale imprenditori, familiari, senatori ed imputati raccontano, in modo diretto, le conseguenze di quel tragico evento. Il risultato dell’esposizione delle testimonianze, asetticamente brutale, lascia una totale libertà di valutazione ed interpretazione dei fatti, delle reazioni e delle ragioni degli intervistati. A 24 anni di distanza, Favero riporta alla luce avvenimenti scomodi o sottaciuti ed azioni mai confessate aprendo il libro a molteplici letture.

 

 

“Un pugno nello stomaco. Leggendo le asciutte pagine del libro è riemersa, dopo tutti questi anni, una profonda rabbia. – ha dichiarato Francesco Zerbinati, presidente dell’Associazione dei Familiari delle Vittime del Disastro Aereo di Verona – Ho scoperto aspetti inediti legati al disastro aereo di Verona che non conoscevo. Favero, che aveva seguito professionalmente la vicenda, è stato bravo a far emergere la doppiezza dei rappresentanti delle istituzioni locali e la vanezza delle promesse di chi ha rappresentato lo Stato Italiano. Noi familiari in quasi un quarto di secolo abbiamo letto tanti articoli di giornale che distorcevano la realtà: quella che esce dal libro è, per quanto dura e scomoda, l’unica verità.” Il volume sarà presentato in anteprima il 18 luglio a Cortina d’Ampezzo nell’ambito della manifestazione “Una montagna di libri”.

Parte da Venezia un messaggio ambientalista nel segno dell’arte.

Sabato 20 luglio alle 18.00, sul Canal Grande, davanti a Palazzo Ca’ Vendramin Calergi, gli artisti Helidon Xhixha e Giacomo Jack Braglia presenteranno l’installazione “The Twin Bottles: Message in a Bottle”. Due sculture metalliche di circa 4 metri raffiguranti due bottiglie galleggianti, per sensibilizzare sul problema dell’inquinamento nei mari del mondo. Una denuncia diretta e provocatoria come solo l’arte sa essere.

 

L’opera sarà esposta fino al 1° settembre.

Xhixha e Braglia sostengono inoltre il progetto TartaLove di Legambiente per la tutela delle tartarughe marine.

“The Twin Bottles: Message in a Bottle” è un evento collaterale del programma dedicato alla Festa del Redentore e sarà presentato alla presenza del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. Le opere sono esposte in Canal Grande in accordo con Città di Venezia, Vela e AVM Holding.

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