Nell’anniversario dei tragici fatti di Pola, la strage è stata ricordata dal Presidente del Veneto Zaia che ha espresso vicinanza alla comunità degli Esuli Giuliano-Dalmati
Venezia – Nel settantanovesimo anniversario di quel tragico giorno, il Presidente Zaia ha ricordato la strage di Vergarolla, a Pola, oggi Croazia, all’epoca parte integrante del nostro Paese. Nell’occasione ha rinnovato i sentimenti di vicinanza alle comunità degli Esuli Giuliano-Dalmati.
Sulla spiaggia di Pola
Quel giorno, sulla spiaggia di Pola, in località Vergarolla un’esplosione dilaniò cento persone. Bruno Castro, testimone diretto, dal Canada racconta per la prima volta la verità sulla foto simbolo della foto con la bambina decapitata.
Fu Scotland Yard a scoprire subito che quello “sparo” udito prima della esplosione in realtà non era altro che l’innesco dell’attentato doloso, il detonatore a tempo impostato per fare strage tra gli italiani.
L’impossibilità di riconoscere decine di vittime si aggiunse al dolore dei superstiti. Il vescovo autorizzò ad usare i banchi delle chiese per ricavarne bare, e si unì con tanti atti di pietà ed eroismo cin i sopravvissuti. Le inchieste identificavano l’esplosione come conseguenza di un atto volontario di sconosciuti.
Negli ambienti jugoslavi si tentò di parlare di “incidente”, ma gli anglo-americani sapevano che i 28 ordigni, così com’erano, non avrebbero mai potuto esplodere tutti insieme per errore! Ma per orrore sì,
“Uccisa anche la memoria”
“Oggi ricorre l’anniversario di un’orribile strage di cui è rimasta vittima anche la memoria collettiva perché, quando si nomina Vergarolla ben pochi sanno di cosa si stia parlando o cosa sia successo a Pola quel 18 agosto del 1946.
Abbiamo il dovere di non lasciare all’oblio la tragica morte di un centinaio di persone, tra i quali numerosissimi bambini, perché come ha detto Primo Levi: se la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità, a che serve la memoria?”.
“In una città che sentiamo vicina per l’impronta culturale veneziana, la lingua storicamente parlata e l’alto numero di profughi giuliani che hanno scelto la nostra regione dopo l’Esodo – ha aggiunto Zaia – le cronache raccontano di un grande orrore che travolse tutti in un momento di festa.
Passati i decenni, a noi giunge il monito alla pace, al rifiuto di ogni forma di violenza, alla convivenza civile” conclude Luca Zaia.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

