Una concelebrazione inter religiosa per ricordare le origini comuni
TREVISO. Il 20 maggio, presso la cripta della Cattedrale, si è svolta prima una messa per ricordare i 1700 anni dal Concilio di Nicea, presieduta da Mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso. Successivamente vi è stata una preghiera ecumenica, a cui sono stati invitati i rappresentanti delle altre religioni cristiane, che vedono in questo momento storico la nascita identitaria .
Ricordiamo infatti che nel Concilio di Nicea, avvenuto nel 325 d. C., ci fu un grande sforzo di fedeltà della Chiesa del IV secolo di vivere in maniera più autentica la fede in un contesto socio-culturale in rapida trasformazione, soprattutto per i cristiani. Infatti, la nuova situazione creatasi con l’Editto di Milano (313) che concedeva la libertà di culto – precedente a Nicea di soli 12 anni – aveva riproposto alla Chiesa e all’Impero problemi vecchi e nuovi.

Tra i tanti, i più significativi erano la lotta all’eresia ariana e l’individuazione di una data per la celebrazione della Pasqua comune a tutti gli “orientamenti” che già allora attraversavano il cristianesimo. Per risolverli, l’imperatore Costantino (272-337), convocò tutta la cristianità dell’Impero nel palazzo imperiale di Nicea (oggi Iznik, 20.000 abitanti a sud-est di Istanbul), rappresentata da 318 vescovi (in prevalenza orientali), che misero in essere alcune vere e proprie “invenzioni”, sempre nell’alveo della tradizione della Chiesa antica per risolvere le varie questioni.
La prima fu proprio lo strumento che consentì la risoluzione delle problematiche teologico-canoniche più specifiche: il concilio ecumenico. Nella Chiesa vi erano sempre stati sinodi, a cominciare dal cosiddetto Concilio di Gerusalemme (cfr. At 15), ma non si era mai visto un sinodo che coinvolgesse l’intera ecumene, cioè l’intera “umanità civilizzata”.
L’invenzione del “Simbolo universale della fede” fu l’altra grande novità di Nicea.
L’elaborazione del Credo niceno-costantinopolitano, vincolante per tutto l’ecumene, oltre a costituire un approfondimento nella comprensione del Mistero Trinitario di Dio, diventerà lo strumento per custodire tanto la verità della fede (l’ortodossia), quanto l’unità della Chiesa, in quanto viene ad essere la “carta d’identità teologica” del cristiano, che racchiude gli elementi essenziali della fede cristiana a cominciare dall’affermazione della consustanzialità del Figlio con il Padre, allora messa in discussione dalla dottrina di Ario (arianesimo).
E proprio per questo che è stato importante la preghiera ecumenica che si è svolta ieri sera nella cripta del Duomo, luogo evocativo anche dal punto di vista storico, dove ricercare le radici del cristianesimo.
Alle ore 20,30 è stato letto un prologo in cui è stato importante ricordare il concilio di Nicea e il contesto storico in cui è avvenuto, nonché il fatto che accordarsi sul testo del Credo significò definire i fondamenti essenziali comuni su cui costruire comunità locali, che si riconoscessero come comunità sorelle, ciascuno nella diversità delle altre. Poi con un canto intonato dal gruppo di Taizè della diocesi di Treviso, ispirato dall’ecumenismo della comunità che in questo paesino della Francia riunisce un’ottantina di fratelli di diversa provenienza ecclesiale – cattolica, anglicana, protestante, sono entrati i ministri delle varie confessioni: greco-ortodossa, serbo-ortodossa, luterana e valdese.
Dopo una parte comune (la professione di fede, la memoria del battesimo e il rendimento di grazie) ogni ministro delle altre confessioni ha recitato una preghiera della sua tradizione confessionale, con una breve introduzione per contestualizzarla. La celebrazione si è conclusa con la recita del Magnificat e del Padre nostro, che ci ricordano due momenti dirimenti delle nostre fedi.
E’ stata una celebrazione emozionante, che si è conclusa con un momento conviviale, che ha creato ancora di più il senso della comunità.
Regista impeccabile di tutto questo evento è stato Don Luca Pertile, docente di Ecclesiologia e responsabile dell’ufficio diocesano per l’Ecumenismo.
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