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Ricorderò sempre le parole della mia defunta prozia, mentre mi preparava la merenda quand’ero bambina: “Mi raccomando, studia, studia, studia!”. La mia prozia, non avendo avuto la possibilità nemmeno di finire la quinta elementare, e dopo una vita di duro lavoro, era fermamente convinta, come qualsiasi altro individuo della sua generazione, di essere nel giusto. E da brava bambina, la ascoltai. Fini le elementari, poi le medie, poi il liceo e pure l’università, con tanto di lode. E studiare è stato sufficiente ad assicurarmi un buon lavoro, come la mia prozia avrebbe tanto desiderato? Proprio per niente. Facciamo qualche passo indietro e guardiamo a questa generazione di altamente competenti come me. Ciò che la mia prozia, e nemmeno io, avevamo del resto considerato, era che il mondo stava cambiando.

 

Le persone nate tra il 1980 e il 2000, i cosiddetti Millennials, ossia la generazione a cui appartengo, costituiscono la generazione più istruita di sempre. Non esiste altra occasione nella storia in cui una generazione abbia ricevuto un’istruzione così ampia e che abbia potuto vantare così tanti titoli di studio. Sono pochi i miei amici senza una laurea, e nonostante ciò, sono ancora meno coloro che possono vantare un posto di lavoro dignitoso. E normalmente, quelli con un lavoro dignitoso ancora vivono con i genitori. Quindi, secondo la logica economica a cui siamo siamo abituati, e alla quale la mia prozia mi ha educata, tali titoli e innumerevoli anni spesi sui libri dovrebbero arrecare sicurezza, o almeno vantaggi, come salari alti, un lavoro stabile o benessere crescente. E invece, niente affatto. “Ogni tipo di autorità – dalle madri ai presidenti – ha raccomandato ai Millennials di accumulare più capitale umano possibile” sembra concordare con me Malcom Harris quando ha scritto queste parole in Kids these days: human capital and the making of millennials. “E noi l’abbiamo fatto. Ma il mercato non ha rispettato la sua parte dell’accordo. Cos’è successo?”. Casper Thomas riesce a darci qualche risposta soddisfacente a questo quesito quando indaga approfonditamente sulla questione nel suo articolo “Dalla parte dei trentenni” apparso a febbraio su Internazionale.

 

Innanzitutto, ci dice Thomas, se i Millennials sono la prima generazione da molto tempo a questa parte a essere più povera di quella precedente, solo alcune delle cause da considerare sono che i ventenni e trentenni di oggi devono fare mediamente i conti con salari che crescono di meno, con una minore capacità di accumulare patrimoni e con risparmi più scarsi per la pensione. Inoltre sono più indebitati. La colpa è anche dovuta ai cambiamenti demografici, dato che la crescita della popolazione rallenta dagli anni Cinquanta. Thomas usa una metafora convincente per descrivere la situazione: la società attuale ha assunto l’aspetto di una carrozza su cui viaggiano le persone che hanno vissuto il momento di massimo splendore del benessere occidentale. La carrozza è trainata a fatica da un gruppo più esile e anche meno numeroso. E chi è fortunato viene ricompensato dai genitori, dato che una parte della ricchezza riesce, attraverso i legami familiari, ad arrivare alle generazioni successive sotto forma di prestiti, donazioni ed eredità. E così i Millennials ereditano una società con più disuguaglianze. Inoltre, scommetto che a livello personale, qualsiasi giovane preferirebbe potersela cavare da solo. La sensazione di essere in grado di diventare persone di successo, senza essere costantemente aiutati, forse vale molto di più dei benefici materiali che riceviamo continuamente da chi è stato più fortunato di noi.

 

La nostra possibilità di essere indipendenti e soddisfatti si scontra però con un grande muro con cui molti di noi hanno familiarità: il lavoro precariato. Del resto, nella nostra società capitalista, in particolare dopo la crisi del 2008, le scarse prospettive di trovare un buon posto di lavoro sono usate per convincere i giovani a offrire il loro lavoro gratuitamente o quasi. “In un mercato del lavoro in cui una lettera di raccomandazione e una voce sul curriculum valgono tanto, noi Millennials siamo disposti a dare via l’unica cosa che abbiamo: il nostro tempo e la nostra energia”, scrive Harris.

 

Del resto, per crescere, il capitalismo cerca di continuo nuovi mercati ed escogita trucchi per contenere i costi e aumentare la produttività. Farci lavorare duramente e assumerne pochissimi fa parte della strategia, così come limitare i nostri diritti, farci indebitare o non pagarci in proporzione a ciò che diamo. Del resto, come me, ce ne sono centinaia, migliaia e anche milioni. Parlo di forze fresche, con alte competenze, disposte comunque a lavorare gratuitamente, pronte all’uso e con un futuro ipotecato, che lavoreranno senza lamentarsi. Come osserva Thomas, “chi ha un creditore che viene a bussare ogni mese, non si licenzierà per lanciarsi in un’avventura incerta”. Mai stata tanto d’accordo. Recentemente mi è capitato di discutere con un amico di famiglia sull’etica del lavoro, dato che era intento a organizzare un convegno su questo tema con imprenditori da tutto il mondo. Egli sosteneva che l’etica del lavoro fosse venuta a mancare recentemente con l’avvento del capitalismo. Se fosse così, ho ribattuto, non ci sarebbe mai dovuta essere disuguaglianza economica nella storia, o la schiavitù, tanto per fare un esempio. E invece, basta aprire un qualsiasi libro di storia per notare che ce ne è stata, e tanta. Nonostante la discussione accesa con cui abbiamo annoiato gli altri ospiti, su un punto però eravamo entrambi d’accordo: solo un rafforzamento dell’etica e dei patti sociali che controllino le aziende e che garantiscano il welfare possono aiutare i Millennials e le generazioni che verrano. E magari, dare finalmente una possibilità alla mia prozia, di essere nel giusto.

 

 

* Per più informazioni, consiglio di leggere l’articolo “Dalla parte dei trentenni” di Casper Thomas apparso su De Groene Amsterdammer.

Riceviamo e trasmettiamo un’offerta di lavoro giuntaci dalla Biblioteca civica comunale di San Pietro di Feletto

 

La Biblioteca comunale di San Pietro di Feletto cerca un giovane volontario da impiegare a supporto delle tante attività ed eventi culturali che propone e in generale del servizio.

 

Chi, tra i 18 e 28 anni, fosse interessato a fare un’esperienza formativa e professionale unica nel suo genere, può fare domanda di adesione al Servizio civile regionale.

 

Le domande dovranno pervenire all’Associazione Comuni della Marca Trevigiana o presso l’Ufficio Protocollo del Comune di San Pietro entro e non oltre le ore 14 del 17 settembre 2018. Al momento c’è un solo posto disponibile.

 

La durata dell’impegno richiesto al volontario è di un anno, con un compenso mensile di 360 euro a fronte di un impegno di 24 ore settimanali (con orario flessibile in base alle esigenze sue e della Biblioteca). Il servizio è previsto a partire da dicembre 2018.

 

A questo link https://www.comunitrevigiani.it/p/servizi/servizio-civile/bandi e sul sito internet del Comune di San Pietro di Feletto si possono trovare tutte le informazioni sul bando e i moduli da compilare e presentare per essere ammessi alle selezioni.

“Nel rapporto sull’occupazione diffuso da ISTAT sono stati evidenziati i dati provvisori, raccolti su base nazionale, del solo mese di giugno 2018. A livello Veneto, in attesa delle stesse proiezioni nel periodo in questione, va sottolineato che nel primo trimestre dell’anno è stato registrato un considerevole aumento delle assunzioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: da gennaio a marzo infatti sono stati attivati nuovi contratti per 163.100 italiani (+17,3%) e 61.800 stranieri (+16,9%)” .
Così, l’assessore regionale al Lavoro del Veneto Elena Donazzan commenta i dati ISTAT sull’occupazione al mese di giugno.

 

Secondo i dati elaborati da Veneto Lavoro, i contratti attivati in Veneto tra gennaio e marzo 2018 sono stati 163.150 riguardanti lavoratori italiani (di cui 22.160 a tempo indeterminato, 89.145 a tempo determinato, 9.475 apprendistato e 42.370 somministrato); e 61.795 (di cui 7.365 a tempo indeterminato, 33.835 a tempo determinato, 1.620 apprendistato e 18.975 somministrato) riguardanti lavoratori stranieri.

 

“Analizzando con attenzione i dati di ISTAT e Veneto Lavoro riferibili all’occupazione in Veneto e a nordest in questo primo trimestre dell’anno – aggiunge la Donazzan – emerge un trend positivo dell’occupazione nella nostra Regione: anche
su questo il Veneto si sta differenziando dalla media nazionale, con un mercato del lavoro che in questa fase si sta dimostrando particolarmente effervescente”.

 

Secondo i dati Istat, gli occupati nel nordest sono: italiani 4.538.000 (di cui 550 mila a tempo determinato e 2.924.000 a tempo indeterminato – i restanti con altri contratti o autonomi); stranieri 554.000 (di cui 104 mila a tempo determinato e 389 mila a tempo indeterminato – i restanti con altri contratti o autonomi).

In occasione della cerimonia di conferimento presso il Consiglio regionale del Veneto della prima borsa di studio in memoria di Gloria Trevisan e Marco Gottardi, i due sfortunati giovani veneti tragicamente scomparsi nel rogo della Grenfell Tower di Londra, l’assessore Regionale all’Istruzione e al Lavoro del Veneto Elena Donazzan, interviene con una propria nota.
“Sono molto dispiaciuta di non aver potuto partecipare alla cerimonia [del 24 luglio], a causa del protrarsi della mia convalescenza: avrei voluto esserci come assessore regionale all’Istruzione e al Lavoro per dire che il Veneto non dimentica questi due giovani professionisti veneti, morti nel tragico incendio a Londra, dove avevano da poco
iniziato un nuovo percorso lavorativo” afferma l’assessore Donazzan. “Questa borsa di studio è un segno, chiaro e forte, dedicato a loro e ai tanti giovani che con coraggio vanno a studiare e a lavorare all’estero e che auspichiamo tornino in Italia, formati e cresciuti, pronti per contribuire a far crescere la nostra comunità. Una crescita che non è stata possibile per Gloria e Marco”.

 

“Gloria e Marco se n’erano andati dall’Italia in cerca di una miglior retribuzione, per dimostrare che da soli ce la potevano fare, che potevano basare il loro futuro sulle sole proprie capacità: ci erano riusciti, conquistando un lavoro ben pagato e un
appartamento nuovo di zecca, con una vista stupenda, all’ultimo piano della Grenfell tower. Quella torre che poi, a causa dell’imperizia di chi l’ha progettata e costruita, è diventata la causa della loro morte – continua Donazzan – Gloria e Marco sono stati un esempio di determinazione e di coraggio e per questo è giusto che anche nelle scuole del Veneto si parli di loro, del loro impegno, dei loro sogni, della loro prematura scomparsa”.

 

Il Veneto su mia proposta ha recentemente promosso con 1,5 milioni le ‘borse di rientro’, una misura che servirà per finanziare proposte e progetti di innovazione sociale e di inclusione, che favoriscano il rientro di lavoratori qualificati, o meglio la ‘circolarità’ dei ‘cervelli’. Siamo la prima Regione in Italia ad aver varato un provvedimento simile, volto a far rientrare in patria questi ragazzi che molti chiamano ‘cervelli in fuga’ – conclude l’assessore regionale – al profondo rammarico per la prematura scomparsa di Gloria e Marco voglio contrapporre l’auspico che questo strumento possa presto dimostrarsi utile ad invertire la tendenza, a contrastare il ruolo dell’Italia e del Veneto come ‘donatori universali’ di professionalità e competenza”.

Grazie alla sperimentazione, avviata nel mese di luglio per la durata di un anno, i dipendenti potranno lavorare anche fuori stabilimento, attraverso degli accordi individuali regolamentati

 

Avvenute nel mese di luglio, la sottoscrizione dell’accordo tra Osram e Organizzazioni Sindacali di categoria, e la sua regolamentazione, rappresentano la prima applicazione di lavoro agile, o smart working, avviata in provincia di Treviso grazie a un accordo di carattere sindacale.

 

Non un benefit individuale concesso dall’azienda, non una modalità strategica per intercettare quelle professionalità difficilmente reperibili nel marcato del lavoro. Il progetto pilota di smart working varato in Osram, grazie all’impulso dato dai Sindacati di categoria, valido fino a luglio 2019, mira a concretizzare il principio che il benessere dei lavoratori e delle loro famiglie passa anche attraverso un buon equilibrio tra la vita professionale e la vita privata.

 

Nello stabilimento trevigiano di Osram di via Castagnole sono impiegati lavoratori con elevata professionalità, buona parte di loro residente a diversi chilometri di lontananza dal posto di lavoro. Una situazione che innegabilmente e inevitabilmente si ripercuote sulle loro vite e sulle loro famiglie. Ecco allora che, su spinta di FILCTEM CGIL Treviso, FEMCA CISL Belluno Treviso e UILTEC UIL Treviso Belluno, si è aperta una trattativa con l’azienda allo scopo di verificare, attraverso dei focus group organizzati con le RSU e i responsabili delle diverse aree produttive, la possibilità di definire delle modalità di lavoro agile riguardo alle 230 posizioni presenti in azienda. Modalità che, regolamentate e regolate da accordo individuale, permettano ai dipendenti, in maniera occasionale e concordata con l’azienda, di sviluppare l’attività lavorativa anche in un diverso luogo dallo stabilimento, con l’indispensabile e necessario supporto di tecnologie informatiche.

 

“Con questo accordo – spiegano Cristina Furlan, segretario generale FILCTEM CGIL, Gianni Boato, segretario FEMCA CISL, e Giorgio Agnoletto, segretario UILTEC UIL -, siamo riusciti a rimuovere dalla mera prerogativa aziendale una modalità lavorativa innovativa che facilita la conciliazione di vita professionale e familiare, e che poggia su un una visione collaborativa, di fiducia e di trasparenza dei rapporti tra ditta e dipendente. Il lavoro agile – sottolineano i segretari generali di categoria – è un terreno sul quale come sindacati dobbiamo misurarci, perché rappresenta una delle possibili risposte, e anche opportunità, del mondo del lavoro, e dunque della contrattazione di secondo livello, alla rivoluzione digitale”.

Come avvicinarli alla professione che sognano? Come toccare con mano la professione che sentono più vicina a loro?

Sono le domande di ragazzi e genitori che si trovano a fare l’importantissima scelta per decidere che scuola superiore può farli arrivare maggiormente preparati al mondo del lavoro che vogliono intraprendere.

 

Expo delle professioni edizione 4.0 è uno sguardo sul mondo del lavoro che vuole rispondere a queste domande e ad altre curiosità quali per esempio: perché non è così semplice diventare milionario facendo lo youtuber? Perché fare il cuoco in un ristorante non è come essere nella cucina di Masterchef? Bisogna entrare nel vivo dei lavori per perdere tutti le facili credenze dei più giovani dettate dalla tv e dal fatato mondo dei social media.

 

Expo delle professioni è un grande evento che vuole aiutare i giovani studenti delle secondarie di primo grado e i loro genitori a orientarsi verso il proprio futuro al fine di scegliere consapevolmente il proprio percorso.

 

Una vera e propria kermesse di professioni e professionisti si metteranno in gioco e in mostra spiegando ai ragazzi come si fa e cosa significa per esempio lavorare in Aeronautica militare o fare il pasticciere, piuttosto che diventare esperto di social media. Nei workshop con i professionisti i ragazzi potranno chiedere e capire cosa comporta fare quel lavoro, quanto si guadagna, che percorsi di studi possono portarli fino a lì.

 

Per citare alcune professioni presenti, oltre a quelle già indicate, ci saranno il giardiniere, il musicista, l’architetto, la parrucchiera e l’estetista, l’educatore, l’insegnante, il farmacista, l’imprenditore, il giornalista, l’ingegnere informatico, il sistemista informatico. Ma non solo.

 

Una delle principali novità di questa quarta edizione è anche la location dell’evento, il Talent lab, spazio versatile, tecnologico, e coworking che sembra fatto apposta per una kermesse come questa.

 

Expo delle Professioni si suddividerà in due giornate: il pomeriggio di sabato 20 ottobre e la mattinata di domenica 21 ottobre 2018.

 

Semplice la modalità di svolgimento: i ragazzi potranno partecipare, su iscrizione, a una serie di laboratori a scelta (per una quindicina di persone al massimo per laboratorio) mentre contemporaneamente i genitori saranno coinvolti un incontro informativo e formativo che ha la finalità di supportarli nel loro compito di supporto all’orientamento dei propri figli.

 

L’obiettivo è quello di far incontrare i ragazzi con veri professionisti del mondo del lavoro, i quali condivideranno la loro esperienza per aiutarli a fare una scelta consapevole, ma anche di rispondere ai dubbi e alle incertezze che un genitore potrebbe legittimamente avere.

 

Il progetto nasce dall’iniziativa dell’Equipe Personal.mente, creata nel 2012 da Chiara Pagnin ed Eleonora Soffiato. La prima è una educatrice professionale e pedagogista clinico, che opera inoltre come consulente aziendale e operatore del mercato del lavoro, la seconda una psicoterapeuta e orientatrice per i progetti della Regione Veneto e per la Provincia di Padova. La loro missione è diffondere la cultura dell’orientamento, fondamentale per prevenire la dispersione scolastica e formare studenti e futuri lavoratori motivati. A rimarcare l’importanza di questo appuntamento la gratuità dello stesso, la suddivisione in due giornate, in modo da essere accessibile veramente a tutti.

 

Naturalmente per organizzare al meglio l’evento è indispensabile la prenotazione dei posti nei laboratori, online attraverso il sito e i social collegati.

Ulteriori informazioni e indicazioni logistiche saranno comunicate nel corso dei prossimi mesi anche attraverso il sito www.expoprofessioni.it.

 

È allarme indebitamento fra i lavoratori trevigiani e bellunesi. In alcune grandi aziende quasi un dipendente su 10 sta usufruendo della cessione del quinto dello stipendio, prestito personale a cui possono accedere i dipendenti con contratto a tempo indeterminato, ma anche i pensionati. Si tratta di un finanziamento concesso da finanziarie di varia natura spesso caratterizzato da interessi altissimi e dal fatto che la rata viene trattenuta direttamente dallo stipendio (o dalla pensione) per un importo che non può essere superiore a un quinto della busta paga. È una delle forme di finanziamento più richieste in Italia.

 

“Molti lavoratori che si sono indebitati negli anni della crisi – spiega Nicola Brancher, segretario generale della Femca Cisl Belluno Treviso – si trovano oggi in serie difficoltà che spesso emergono nel momento in cui s’interrompe il percorso lavorativo: in molti casi accade che l’incentivo all’esodo o il Tfr vengano trattenuti dalle finanziarie per il rimborso del prestito. Come sindacato ce ne rendiamo conto quando ci troviamo a gestire dei licenziamenti e sempre più spesso siamo chiamati a definire con gli esperti del Caf e dell’Adiconsum dei piani di rientro per far fronte a situazioni finanziarie personali sfuggite di mano”.

 

In un Paese fanalino di coda in Europa per quanto concerne l’alfabetizzazione finanziaria e a poche settimane dalla messa on line del portale dell’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale per iniziativa dei ministeri dell’Economia, dello Sviluppo economico, dell’Istruzione, delle Politiche sociali, Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip, consulenti finanziari e consumatori, la Femca Cisl ha deciso di proporre una iniziativa sindacale unica nel suo genere: corsi di formazione finanziaria nelle aziende.

 

“La finanza – sottolinea Brancher – può sembrare complicata e distante, invece ha a che fare con la nostra vita reale e con il benessere delle nostre famiglie e dei nostri figli. Si potrebbero utilizzare alcune delle 10 ore di assemblea di cui le organizzazioni sindacali dispongono ogni anno per portaredegli esperti di cultura finanziaria nelle aziende della Marca e del Bellunese, avviando dei percorsi di formazione per fornire ai lavoratori strumenti per difendersi da falsi risolutori di problemi e dispensatori di felicità: troppi dipendenti s’indebitano senza avere gli strumenti per valutare attentamente le conseguenze delle loro scelte, sottovalutando i rischi, allettati da pubblicità ingannevoli che sorvolano sul peso enorme degli interessi, sui costi del finanziamento e sulle condizioni previste in caso di licenziamento o insolvenza”.

 

Si parla poco di questa emergenza – prosegue Brancher – perché spesso la si vive con fortissimo disagio. Va invece sottolineato che la responsabilitàdi alcune scelte non è solo personale, ma anche di natura collettiva, perchélegata alle spinte consumistiche della società in cui viviamo, alla mancata percezione del valore reale dei soldi e ad una cultura del ‘tutto e subito’: ben venga il divieto di pubblicità a giochi d’azzardo e scommesse previsto nel Decreto Dignità per combattere le ludopatie, ma bisogna fare di più per accrescere la consapevolezza finanziaria. Il sindacato potrebbe giocare un ruolo importantissimo su questo, avvalendosi anche dei Caf, strutture competenti per tutte le tematiche di natura fiscale e contabile, e dell’Adiconsum, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei consumatori”.

Qualora il Decreto Dignità diventasse legge, riguarderebbe 80.000 rapporti di lavoro in Veneto, come rileva il dato calcolato da Veneto Lavoro, a proposito del provvedimento che, nella formulazione del Governo,​ dovrebbe approdare nei prossimi giorni in Parlamento.
L’Associazione dei Consulenti del Lavoro di Treviso interviene sul tanto discusso “decreto dignità” in particolare sottolineando come il punto relativo alla riforma del tempo determinato, non sia assolutamente condivisibile.

 

“Anziché dare alle imprese la possibilità di incrementare l’occupazione, si ritorna al passato, con un notevole irrigidimento del rapporto di lavoro – sottolinea Antonietta Giacomin Presidente ANCL Treviso – Risulta incomprensibile come si cerchi di contrastare la precarietà del lavoro con un notevole appesantimento del contratto a tempo determinato.”

 

I punti critici della riforma del Tempo Determinato sono riassumibili in cinque principali aspetti:

– la riduzione dai 36 ai 24 mesi di durata massima del contratto;

– il mantenimento del limite del 20%;

– il ripristino della causale in caso di proroga;

– la maggiorazione della contribuzione per ogni nuova proroga, con costi aggiuntivi a carico dell’impresa;

– la diminuzione del numero delle proroghe da 5 a 4.

 

“La reintroduzione della causale alimenterà nuovo contenzioso, di molto ridimensionato negli ultimi anni – prosegue la Giacomin – In un momento in cui vi è la necessità di creare nuovi posti di lavoro, si disincentivano le imprese ad assumere. Anziché andare nella direzione della semplificazione in questo caso si appesantisce un contratto che, con il Jobs Act, proprio con il fine di creare occupazione, era stato notevolmente alleggerito. A questo punto si può ipotizzare che le aziende probabilmente opteranno per la stipulazione di contratti di durata massima di 12 mesi con conseguente ulteriore precarietà, senza contare che molti dei contratti in scadenza non verranno più rinnovati, proprio per le motivazioni sopra riportate.

Quindicimila euro di incentivi a fondo perduto per le imprese locali e limitrofe che effettuano assunzioni di personale residente

 

Sostenere fattivamente l’occupazione con la concessione di contributi a fondo perduto a chi sceglie di assumere, a tempo determinato o indeterminato, specifiche tipologie di lavoratori: è questo l’obiettivo del nuovo bando con cui il Comune di Casier ha deciso di erogare anche quest’anno 15 mila euro per favorire la crescita occupazionale nell’ambito del proprio territorio comunale, per valorizzare e non disperdere il capitale umano, per incrementare l’attrattività della zona e per sostenere le iniziative imprenditoriali locali.

 

Si tratta di un’iniziativa già lanciata nel 2017 (per un ammontare di 30 mila euro) e che anche quest’anno va ad utilizzare i fondi che derivano dal contributo straordinario per l’accoglienza dei migranti: 113 mila euro assegnati al Comune di Casier dalla Legge di Stabilità 2017. Una quota inferiore rispetto all’anno precedente (131 mila euro relativi al 2016) in quanto è diminuito il numero dei richiedenti asilo ospitati nel centro di accoglienza straordinaria della ex caserma Serena.

 

Il contributo economico è rivolto ai titolari di imprese con quota di controllo posseduta da privati, costituite come società di capitali o società cooperative o ancora come società di persone, comprese le imprese individuali che vogliano attivare dei contratti di lavoro subordinato. Imprese che operano a Casier o nei comuni limitrofi, in regola con la normativa degli aiuti di Stato in regime di “de minimis”, con l’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, con la normativa in materia di sicurezza del lavoro, con le assunzioni previste dalla Legge 68/1999 relative alle assunzioni dei disabili. E ovviamente non in uno stato di fallimento, liquidazione coatta o volontaria, e in concordato preventivo. Né avere avuto procedure di licenziamento collettivo nell’ultimo anno.

 

Obiettivo è l’assunzione a tempo determinato o indeterminato di alcune categorie di lavoratori: le donne senza impiego regolarmente retribuito, i giovani in cerca di prima occupazione o privi di un impiego regolare, i lavoratori licenziati a partire dal 01.01.2008. Tutti i beneficiari devono essere residenti a Casier.

 

Il bando, che scadrà il 1 ottobre prossimo, assegna 3 mila euro a ciascuna azienda che assume a tempo indeterminato; 1.500 euro se il contratto sarà a tempo determinato, purché non inferiore ai 12 mesi. Nel caso di adulti licenziati da impieghi precedenti le somme scendono, nell’ordine, a duemila e mille euro.

Ieri mattina, a Mestre, si è verificata l’ennesima tragedia sul lavoro, quando un bengalese di 33 anni ha perso la vita mentre stava riparando un macchinario andato in blocco.

 

Inutili purtroppo i tentativi di soccorso e l’intervento d’urgenza a cui è stato sottoposto all’ospedale dell’Angelo: Alin Shamiul non è sopravvissuto.

 

Il fatto, avvenuto alla HotelService di via Paganello, una ditta specializzata in lavanderie industriali e noleggio di biancheria, lascia la moglie e la comunità bengalese mestrina in profondo lutto.

 

 

Fonte: Venezia Today

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