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L’appuntamento

Incorniciato dall’iPhone, con lo sfondo dello stadio di Francoforte, il Galatasaray ha vinto. Sono venuto bene su questa, la metto su Tinder.

Incorniciato dall’iPhone, con lo sfondo dello stadio di Francoforte, il Galatasaray* ha vinto.

Sono venuto bene su questa, la metto su Tinder*.

Il taxi mi porta all’albergo mentre sfoglio – non esattamente colpito – i visi di tante giovani Berlinesi per lo più acquisite.

Il fine settimana a Berlino è per stare al centro del mondo. Sesso, droga e la vita notturna migliore d’Europa.

E’ una sorta di scusa, quando sei turco in Germania, o sei un kebabbaro fintamente integrato o sei ricco e passi il tuo tempo a prendere le distanze dal primo. Facendo quello che lui non fa.

Viaggi, locali, instagram* e #pornfood*.

Le ragazze comunque mi matchano*. Lei sembra interessante, italiana, pure spiritosa dalla descrizione. Bella. Che faccio, le scrivo, magari neanche risponde, però se dice di sì almeno… Sesso droga e vita notturna a Berlino.

Mangio con i miei cugini, solite stronzate. Le donne, le macchine, lo sport ed il cibo italiano che è sempre il più buono, tanto che mio cugino piccolo ha sei ristoranti italiani sparsi nel mondo.

Ma solo chef italiani, non siamo di quel genere, noi.

Ha risposto. Carina. E’ frizzante, sfacciata e sa di pulito. Dev’essere appena arrivata.

Infatti: “Sì vivo qui ma da due mesi, lavoro e mi godo la follia di questa città”.

Non riusciamo a vederci. Pazienza.

Sono di nuovo a Berlino, ora è quasi caldo, quasi.. ad aprile si gela comunque, ma meglio di prima.

Tinder. Vecchio amico.

Forse la tipa, quella carina, è rimasta a Berlino ed forse ha ancora il profilo attivo. Sì, le scrivo, il primo approccio c’è già stato, è più facile che accetti l’invito.

Le dico che sono tornato e se è libera.

Stasera.

La faccio venire al Sohohause così capisce che non sono un venditore di panini. Le dico di portare due amiche. Con i miei cugini siamo in sei, tutti hanno qualcuno con cui parlare.

Scendono delle ragazze, da un taxi.

Una vibrazione, “siamo qui”.

So di fare una bella figura qui, col mio cappottino e le luci del Sohoclub alle spalle.

Si avvicinano non riesco nemmeno a figurarla bene, troppo tutto in fretta. Baci, nomi, mani.

Ascensore.

Ultimo piano.

Ordiniamo da bere, Martini, Gin tonic, birra? Chi beve la birra, ah l’altra sua amica, quella riccia.. Si toglie il golfino e sorride.

Parliamo solo noi due ormai, gli altri ci provano ma non c’è feeling. Pazienza. Bella e sveglia. Devo piacerle perché sento che non si ferma entro i confini, ci stiamo quasi toccando. Sta flirtando.

Esce a fumare. Vado con lei, non fumo, ma devo pur stare da solo con lei. Ah, escono anche le amiche.

A vederla in piedi è sorprendentemente alta e me la vorrei fare qui anche se al freddo.

La bacerò. Dopo.

Ora è il momento buono, sono scesi tutti dall’ascensore, questione di secondi.. Lei mi guarda e deve guardare in su con quegli occhi…

Che coglione che sono. Che stupido.

Usciamo, l’aria è stranamente non troppo fredda, tutti si salutano.

Ci salutiamo anche noi, uno di quei saluti lentissimi; il tempo si distende qualche secondo in più per regalarti l’esatta percezione del corpo che si avvicina, la mano appoggiata sul petto che sembra rovente, dei centimetri che separano le guance dalla bocca. La bocca.

Pochissimi e infiniti.

Si ha anche un’esatta percezione degli odori, dei propri battiti, di quelli altrui. E poi tutto ritorna in movimento, veloce, confuso, ho ancora la sua bocca qui. Bocca che non ho preso e lei già è altrove.

Le scriverò.

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veronica.donazzon@gmail.com

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