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Intervista a Felice Casson. Il Senatore parla della legge sul biotestamento

 Il 14 dicembre il Senato ha dato il via libera al Ddl sul biotestamento con 180 voti a favore, 71 no e 6 astenuti, mettendo fine ad un lungo dibattito sull’argomento. Noi abbiamo intervistato il

 Il 14 dicembre il Senato ha dato il via libera al Ddl sul biotestamento con 180 voti a favore, 71 no e 6 astenuti, mettendo fine ad un lungo dibattito sull’argomento. Noi abbiamo intervistato il Senatore Felice Casson (Mdp), che ci ha esposto le sue idee chiarendo alcuni punti salienti del Ddl.

 

Dopo anni di accesi dibattiti, la legge sul testamento biologico è finalmente stata approvata. Lei ha dichiarato che il testo presentato è assolutamente positivo, pur non essendo perfetto. Quali sono i punti secondo Lei migliorabili?

Il testo presentato è senz’altro positivo nel contenuto, perché riconosce ad ognuno la facoltà e non l’obbligo di esercitare un diritto. I punti migliorabili sono di carattere prettamente tecnico. Mi riferisco ad esempio all’articolo 6 inerente all’intervento del notaio. Anche l’intervento sulle strutture ospedaliere potrebbe essere più particolareggiato, ma si tratta di punti sicuramente marginali che possono essere migliorati, se ci saranno delle difficoltà applicative.

 

 

Secondo Lei quali sono i fattori che hanno reso possibile l’esito positivo per questo Ddl in Senato?

Sono in senato da ormai 12 anni, ed è da 12 anni che si sta discutendo di questa materia, che ha suscitato sempre grandi scontri, soprattutto a causa degli oltranzisti estremamente rigidi, che fino ad alcuni anni fa non accettavano nessuna normativa in questa materia. Ad esempio ci siamo scontrati con il caso di Eluana Englaro che è stato il caso principale a scaturire polemiche a livello nazionale, anche in parlamento. Da lì siamo partiti con normative più precise, più stringenti proprio per risolvere il problema. Nel 2008 il ministro del welfare (Maurizio Sacconi, ndr) con il quale ci siamo scontrati, stava cercando di intervenire addirittura con la polizia giudiziaria per bloccare la stanza dove doveva essere ricoverata Eluana e mandare la Forestale, che dipendeva dal suo ministero.

 

Siamo quindi arrivati a un livello assurdo. Fortunatamente intervenne la magistratura friulana (si trattava di una struttura ospedaliera a Udine, ndr), chiarendo che era sfera di competenza della magistratura e che la politica avrebbe dovuto rispettare le norme della costituzione. Ad ogni modo, da quel momento si è visto che era necessario fare una legge per impedire che ognuno intervenisse a proprio piacimento.

 

 

Quali sono secondo Lei i prossimi passi da fare nel nostro paese in materia di bioetica?

Si tratta di una materia sempre molto delicata. Quando qualche mese fa abbiamo approvato le unioni civili, c’erano dei punti rimasti in sospeso, come ad esempio la stepchild adoption.

Ci sono dei punti che vanno trattati.

C’è chi parla di favorire l’intervento sul fine vita anche da un punto di vista non di eutanasia attiva ma di eutanasia passiva. Sono materie estremamente delicate che riguardano la coscienza di ognuno e ogni intervento sui temi più sensibili deve essere adeguatamente ponderato. Devo dire che da un po’ di anni, la coscienza dei cittadini è cambiata molto; sono più sensibili a questi argomenti, soprattutto perché si rendono conto che non sono degli obblighi, ma delle facoltà che vengono date, senza togliere niente a nessuno. Ed è fondamentale che venga riconosciuta la libertà di pensiero di chiunque, purché non violi il codice penale, perché uno è libero di scegliere qualsiasi religione, ma se vuole è libero anche di non sceglierne nessuna e di vivere in maniera totalmente laica. Credo che la nostra costituzione garantisca la laicità e la libertà in questo senso. Per questo i temi si presenteranno continuamente e andranno però sempre seriamente approfonditi.

 

Quali sono stati i punti più difficili e dibattuti nell’ambito della stesura del Ddl?

Direi tre essenzialmente. Il primo si collega alle Disposizioni Anticipate di Trattamento. Negli anni  passati si era parlato di “dichiarazioni”. Questo cambia molto le cose ed è stata una battaglia sociale e politica, fatta assieme alle associazioni e al territorio, per fare in modo che nella legge si dovesse parlare di “disposizioni”, affinché si chiarisse che quello che dice la persona deve essere vincolante per il medico. Non è stato facile arrivare a questa definizione, però è stata una battaglia vinta, direi.

 

Il secondo aspetto è stato quello di inserire il concetto di nutrizione e idratazione, perché un punto fondamentale contrastato negli anni passati era quello di imporre idratazione e nutrizione fino all’ultimo momento. Ma anche sulla base di criteri scientifici e medici si è stabilito in parlamento che anche queste sono delle cure, in quanto là dove è richiesto l’intervento del personale medico e infermieristico, c’è un intervento esterno sul quale, in base al nostro diritto costituzionale e alle norme dei trattati europei, la persona ha il diritto di decidere cosa fare. Può anche decidere di non volere ulteriori cure. In questo caso idratazione e nutrizione artificiali.

 

Il terzo punto molto importante è quello relativo alla norma che afferma che le strutture pubbliche e private devono garantire questo servizio.  Nessuno può asserire di non avere personale o strutture adeguate. Si tratta di un obbligo giuridico per le strutture sia pubbliche che private. Questa è una garanzia per tutti i cittadini.

 

Senza possibilità di obiezione di coscienza?

Una persona può anche voler dire di no, ma essendo la norma riferita alle strutture, tali strutture devono comunque garantire che ci sia del personale medico e infermieristico che procede secondo quelle che sono le indicazioni del paziente.

 

 

 

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