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Gianni Ambrogio, un selvaggio raffinato

Fino al 5 agosto, Museo Bailo, Museo Civico Ca’ Robegan e Fondazione Gianni Ambrogio di Mareno di Piave ospitano l’antologica del maestro Gianni Ambrogio, recentemente scomparso. Centoquaranta opere dell’artista, in un percorso di vita dagli

Fino al 5 agosto, Museo Bailo, Museo Civico Ca’ Robegan e Fondazione Gianni Ambrogio di Mareno di Piave ospitano l’antologica del maestro Gianni Ambrogio, recentemente scomparso. Centoquaranta opere dell’artista, in un percorso di vita dagli anni Cinquanta ai lavori più recenti, compresi i bianco e nero e le sculture

 

È stato un grande artista del Novecento. Pittore, scultore, ceramista, critico, promotore culturale, docente instancabile. A quasi due anni dalla morte, Treviso e Mareno di Piave scelgono doverosamente di dedicare a Gianni Ambrogio una mostra. Un’antologica in più luoghi. Il Bailo, ma anche il Museo Civico Ca’ Robegan e la Fondazione Gianni Ambrogio di Mareno di Piave, dal 9 giugno al 5 agosto, ospiteranno le opere dell’artista trevigiano.

 

L’iniziativa, curata dalla Fondazione Gianni Ambrogio, è patrocinata dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Treviso, dall’assessorato ai Beni culturali e ambientali e al Sistema Museale del Comune di Treviso, dai Musei Civici di Treviso e dal Comune di Mareno di Piave.

 

Sono 140 le opere scelte per l’antologica, in una costruzione espositiva che è una sorta di percorso guidato.
Al Museo Civico Bailo sarà in mostra la maggior parte del periodo artistico di Ambrogio, dagli anni Cinquanta alla fine dei Novanta: una quarantina di opere, fra le quali anche due sculture. Ca’ Robegan invece ospiterà gli ultimi anni di creazione, dal 2000 al 2016. Esclusivamente al bianco e nero, con 28 opere, sarà infine riservata la mostra allestita alla Fondazione di Mareno di Piave.

 

Un comitato scientifico di spessore ha lavorato in questi mesi sia all’organizzazione dell’evento che alla cura del catalogo: Gianpietro Cattai, Alberto Ceschel, Luisa Cogo Ambrogio, Giorgio Di Genova, Luciano Franchin, Sandro Gazzola, Emilio Lippi, Eugenio Manzato, Stefano Marcon, Gian Domenico Mazzocato, Giuseppe Munari, Maurizio Pradella e Giorgio Rossi.

 

Un’esposizione che – a partire dalla scelta delle due prestigiosissime sedi museali della città di Treviso – rappresenta un significativo segno di amicizia e di devozione verso uno dei maestri della Marca che, come sottolinea Maurizio Pradella, curatore dell’evento e presidente onorario della Fondazione Gianni Ambrogio, “ha lasciato una traccia di creatività indelebile ma anche un’eredità morale, donata a coloro che hanno goduto delle sue opinioni e aperture sull’arte e che oggi si trovano colmi di insegnamenti e di un modo sempre innovativo di vivere l’estetica e il contenuto delle cose”. E per un uomo che non ha mai rincorso la fama ecco arrivare il tributo dei tanti amici con un’antologica di grande respiro per far conoscere, anche a chi non ha avuto la fortuna di apprezzarlo in vita, chi fosse Ambrogio.

 

 

 

Cenni biografici

 

Gianni AMBROGIO, all’anagrafe Giovanni Battista Ambroggio, nasce a Treviso il 16 maggio 1928 in una famiglia di origini calabresi e muore a Carità di Villorba il 24 ottobre 2016 all’età di 88 anni dopo anni di sofferenze.

 

La sua fama di grande artista del ‘900 è dettata non solo dal ruolo di pittore, ma anche da quella di incisore, scultore, fumettista, promotore culturale e docente instancabile.
Fin da bambino dimostra una forte predisposizione alla creatività (a soli 7 anni stupisce la maestra eseguendo il suo primo quadro ad olio su lastra di vetro), che anni dopo si concretizza negli studi superiori presso il Liceo artistico di Venezia.

 

Sceglie poi di non iscriversi all’Accademia, perché la ritiene ancora troppo legata alle tradizioni. Nel 1947, a diciannove anni, è stata presentata dallo scrittore Comisso la sua prima mostra. Due anni più tardi viene invitato ad esporre alla prima edizione del Premio Taranto, risultandone l’artista più giovane. Le sue opere collocate insieme a quelle dei più grandi artisti dell’arte italiana, come Carrà, Sironi, De Pisis e De Chirico, colpiscono quest’ultimo dal quale ha avuto il privilegio di essere stato invitato, anni dopo, nella sua casa romana, in occasione della personale di Ambrogio alla galleria “i Volsci”.

 

Viaggia spesso a Parigi e in Bretagna. Lavora anche come restauratore di affreschi per la Sovrintendenza ai monumenti di Venezia.
Apre a Treviso, nell’”antica torre” studio di Arturo Martini, il suo primo atelier e, sempre nella propria città, dirige tre gallerie d’arte: lo spazio espositivo “Circolo Gobetti”, la “Di Barbara” e la celebre “Scaletta”, dove cura le mostre d’importanti artisti quali Morandi, Guidi, Guttuso, Tomea, Saetti, Cassinari, Mascherini, Sassu e tanti altri, portandoli così all’attenzione del pubblico e della critica trevigiana.

 

Dal 1970 al 1982 decide di aprire anche uno studio a Milano al fine di poter captare gli umori e i fermenti culturali della metropoli. Qui, lontano dalla realtà trevigiana, frequenta gli studi di grandi maestri quali Cassinari, Vespignani, Sassu e Migneco.

 

Nel corso del tempo innumerevoli sono stati i riconoscimenti ottenuti dal maestro nel corso della propria vita, come molteplici sono state le esposizioni.
Ricordiamo la mostra antologica nella sede museale di Palazzo Braschi a Roma nel ’92 e tante altre in Italia, in Europa e nelle Americhe in Canada, negli Stati Uniti e in Argentina.
Numerosi sono i premi ricevuti in importanti concorsi nazionali ed internazionali, tra i quali l’Europremio a Londra risultando una delle giovani promesse della pittura europea e i due primi premi a Tuzla – ex Jugoslavia, in occasione della prestigiosa “Biennale internazionale del Disegno originale”.

 

Nel 1998 viene segnalato dal critico Giorgio Di Genova nel Concorso internazionale del Giornale dell’Arte dal titolo “I magnifici cinque”.
Nel 2010 viene costituita la Fondazione Gianni Ambrogio a Mareno di Piave e si avvia con il Comune una collaborazione di successo, che porta alla donazione di 92 significative opere del maestro.
L’anno seguente è invitato alla 54^ Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi.

 

Numerose sono le recensioni pubblicate su quotidiani e riviste: il Corriere della Sera, il Giorno, L’Avanti, L’Unità, il Gazzettino, il Resto del Carlino, La Stampa, il Messaggero, il Corriere d’informazione, il Giornale di Pavia, La Tribuna, Bolaf Mese, Arte 2000, Arte in, Arte Mondadori, Patavium, La Vernice, Art Aujourd’hui, Praxis Artistica, Epoca, Cosmopolitan, Grazia, Finnegans.

 

La RAI e numerose emittenti private gli hanno dedicato ampie e innumerevoli trasmissioni con commenti e interviste.
Il suo atelier è ancora meta e ritrovo per amici, artisti e amanti dell’arte.

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