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Facebook cambia Mission

Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, ha recentemente annunciato che a fine giugno 2017 il suo social network ha raggiunto i 2 miliardi di utenti mensili attivi, un risultato che è stato considerato da tutti gli

Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, ha recentemente annunciato che a fine giugno 2017 il suo social network ha raggiunto i 2 miliardi di utenti mensili attivi, un risultato che è stato considerato da tutti gli addetti ai lavori come straordinario.

 

Facebook o meglio “thefacebook”, come si chiamava all’inizio , è stato prodotto nel 2004 per gli studenti di Harvard. Ad oggi nessuno strumento, impresa, tecnologia è mai stato adottato universalmente così in fretta, supera addirittura la velocità di diffusione di internet, per non parlare di televisione, radio o cinema.

 

Il film The Social Network di David Fincher parla della storia di Facebook. Al suo primo anno di Harvard, Zuckerberg venne respinto da una ragazza e per reagire alla delusione creò un sito web dove pubblicò le foto degli studenti una accanto all’altra in modo che gli utenti potessero votare: qual è il più bello o la più bella?

 

Zuckerberg si riferisce agli album fotografici realizzati dalle università statunitensi per favorire la socializzazione. Harvard stava già lavorando a una versione digitale degli album dei vari dormitori. Il principale social network, Friendster, contava già 3 milioni di utenti. L’idea di mettere insieme le due cose non era nuova ma lui disse “secondo me è ridicolo che l’università ci metta due anni per realizzarlo. Io posso farlo meglio e in una settimana”.

 

Il grado di diffusione di Facebook non è inoltre, come spesso capita con le tecnologie, inversamente proporzionale al suo utilizzo, anzi più cresce più cresce anche la dipendenza degli utenti. Crescita che si aggira su una media di incremento di utenti di un tasso del 18% annuo.

 

L’unico competitor è Youtube, proprietà di Alphabet (ex Google) che detiene 1,5 miliardi di utenti mensili. Al terzo e quarto posto ci sono Whatsapp, Messenger e Istagram rispettivamente con 1,2 miliardi, 1,2 miliardi e 700 milioni di utenti e al quinto la cinese Wechat con 889 milioni.

 

Whatsapp, Messenger e Istagram sono tutti servizi acquistati negli ultimi anni da Facebook diventata così la quinta società in borsa per valore corrispondente alla cifra di 445 miliardi di dollari.

 

Snapchat, nato da un’idea di Evan Spiegel, che per un attimo sembrava porsi come alternativa di Facebook e Instagram sta crollando: per fatturare nei primi tre mesi del 2017 quei 149,6 milioni di dollari, Snap ne ha spesi 163. A cui si aggiungono i costi di ricerca e sviluppo (805 milioni), di marketing (219 milioni) e amministrativi (1,2 miliardi). Il che si traduce in un reddito operativo negativo per 2,2 miliardi. Contando interessi (pagati e incassati) e tasse, si riflette in una perdita netta di poco inferiore.

 

Si dice che Mark Zuckerberg abbia proposto 3 miliardi di dollari per l’acquisto di Snapchat a Spiegel ma che lui si sia rifiutato. Poco dopo, l’introduzione delle Instagram Stories: un perfetto sostituto di quanto offerto dall’app del fantasmino, così perfetto che ha superato l’ignara maestra toccando i 200 milioni di utenti giornalieri facendo crollare il valore in borsa di Snapchat.

 

L’originalità e il merito di Zuckerberg è stato portare avanti il suo progetto e capire quali erano i punti fondamentali. Ha sempre capito la direzione in cui stava andando il settore. Instagram e Whatsapp sono state acquisite rispettivamente per un miliardo e 19 miliardi di dollari in un momento in cui non generavano ricavi. Nessuno avrebbe saputo dire il loro valore. E’ questo il vero talento, talento che vale centinaia di miliardi di dollari.

 

L’ex dirigente Facebook Antonio Garcia Martinez in Chaos Monkeys, libro che racconta i suoi anni in azienda, racconta che la brillante interpretazione di Jesse Eisenberg nel film “The social network” che non rappresenta però davvero il vero personaggio che si cela dietro Zuckerberg: nel film egli sembra infatti un genio dalle capacità relazioni minime, che rasentano l’autismo. Ad Harvard ha però studiato per prendere una doppia specializzazione, in informatica e come viene spesso dimenticato , in psicologia. Chi tende all’autismo ha una percezione limitata di come funziona la testa degli altri. Non è il suo caso, sembra anzi avere una consapevolezza delle dinamiche sociali legate alla popolarità e allo status sociale davvero sorprendenti.

 

Molto si fonda sul concetto di “Homo Mimeticus”  ovvero il concetto dell’imitazione derivante dall’antico pensiero greco della mimēsis, soddisfatti i bisogni primari gli ulteriori bisogni umani sono quelli di imitazione dei soggetti predominanti che ci circondano. Il nucleo di ogni interesse è infatti un concetto di imitazione e identità, o citando Nietzsche: “come si diventa ciò che si è”.

 

L’importante questione da analizzare è il cambio di mission statement, ovvero la dichiarazione di intenti tipica delle aziende statunitensi. La vecchia mission era: “rendere il mondo più aperto e connesso”,  la nuova dichiarazione ora afferma “Dare alle persone il potere di costruire comunità e unire sempre di più il mondo”.

 

Questo è quello che ha affermato Zuckerberg in un’intervista concessa alla Cnn, la prima da 5 anni: “Negli ultimi 10 anni siamo rimasti concentrati sull’obiettivo di rendere il mondo più aperto e connesso. Non abbiamo terminato ma prima pensavo che, se solo avessimo dato alle persone la possibilità di esprimersi e le avessimo aiutate a connettersi, il mondo sarebbe migliorato da sé. Per molti versi è stato davvero così. Ma la nostra società è ancora divisa. Ora credo che noi abbiamo la responsabilità di fare di più. Non basta connettere il mondo: dobbiamo fare in modo che si unisca sempre più”.

 

Insomma Facebook corregge la rotta, esce da un approccio generico e privo di una chiara sponda d’approdo (mondo aperto e connesso) e punta a mettere in campo una linea politica a tutto tondo. Una linea comunitaristica, si sarebbe detto in altri tempi, che faccia di quella piattaforma qualcosa di davvero utile oltre i meme e le tonnellate di contenuti che scivolano sulle nostre bacheche. “Connettere amici e famiglia è stato positivo ma credo che ci sia un sentimento collettivo che ci chiede di avere responsabilità nel fare di più: non solo dare una voce alle persone ma anche aiutarle a costruire un terreno comune perché possano andare avanti insieme” ha aggiunto Zuck che magari non si candiderà alla Casa Bianca ma che controlla un sistema ormai fondamentale come si è potuto riscontrare anche nell’ultima campagna elettorale americana che ha decretato la vittoria di Trump.

 

C’è da dire però che il giro dei 50 stati da lui compiuto, le ultime dichiaraizoni o la posa riflessiva in cui si è fatto vedere mentre beve un frullato in una tavola calda negli States potrebbero essere segnali di aspirazione politica, staremo a vedere.

 

Valentina Nespolo

 

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